Il Governatore della Banca centrale turca, Naci Agbal.
Il neo Governatore della Banca centrale turca, Naci Agbal.

Circa dieci giorni fa vi avevo parlato dell’ennesimo Governatore silurato da Erdogan perché in contrasto con la sua visione, per altro non condivisa dalla dottrina, e la conseguente nomina di Naci Agbal, suo ex ministro delle finanze fino al 2018; nel frattempo, in circostanze non del tutto chiare – ufficialmente per motivi di salute – si era dimesso anche l’attuale ministro delle finanze, nonché suo genero, Berat Albayrak.

La lotta all’inflazione continua ad essere la priorità per Ankara. Come era lecito attendersi, la soluzione trovata da Naci Agbal non è dissimile da quella che avrebbe attuato il suo predecessore nonché qualsiasi altro economista: un deciso aumento dei tassi di interesse, nello specifico, quello a pronti contro termine a una settimana, dal 10.25% al 15%, il più alto registrato negli ultimi due anni. Tale aumento, ha aggiunto la massima istituzione di politica monetaria turca, “Verrà sostenuto con decisione finché non produrrà un calo permanente dell’inflazione”.

Una mossa che finalmente dà ossigeno alla lira, che ha guadagnato sul dollaro ben 2 punti percentuali, portandosi a 7,56 rispetto alla valuta statunitense.

Andamento del tasso di cambio tra dollaro statunitense e lira turca.

Grafico: Money.it
Andamento del tasso di cambio tra dollaro statunitense e lira turca.
Negli ultimi 10 mesi la lira turca ha perso quasi il 30% del suo valore rispetto al dollaro.

Una valuta più forte rimane infatti uno strumento imprescindibile per un’economia industrializzata, costretta ad importare la quasi totalità delle materie prime e dell’energia di cui necessita, dato che tali fattori della produzioni vengono quotati in dollari, e la lotta ad un tasso di inflazione a doppia cifra (12%), sebbene sia lontana dal 25% osservato nel novembre del 2018 ma comunque distante dal target del 5%, non può che essere la priorità per le istituzioni politiche e monetarie di un Paese.

L’oggetto del contendere rimane il come. Come già spiegato nel mio precedente articolo, Erdogan continua a sostenere che sia l’alto livello dei tassi a generare inflazione – da qui le pressioni che avevano portato ad un calo dei tassi sino all’8.25% – tesi che è agli antipodi con quanto dimostrato dalla dottrina.

Tale ostinazione, oltre ad aver prodotto diversi avvicendamenti alla guida della Banca Centrale turca, ha senza dubbio determinato la sfiducia degli investitori e dunque nuociuto all’economia del Paese.

In conclusione, affinché la Turchia uscire dalla spirale inflazionistica in cui è caduta, è vitale che il Presidente Erdogan lasci lavorare il proprio Governatore, smettendola di mettere il naso in temi su cui ha dimostrato, volendo usare un eufemismo, scarse competenze.

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