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Christine Lagarde, il nuovo Governatore della Banca Centrale Europea.

Oggi, primo novembre, comincia ufficialmente il mandato di Christine Lagarde alla guida della Banca Centrale Europea.

L’ex direttore del Fondo Monetario succede a Mario Draghi, il cui lavoro alla guida dell’Eurotower in difesa dell’euro, ricorderete il suo celebre “Whatever It takes” nel pieno della crisi del debito, ha raccolto in questi giorni gli elogi dei principali leader europei, Merkel e Macron su tutti.

Grazie a Draghi per la valuta unica non vi sono rischi imminenti all’orizzonte ma le sfide che attendono Christine Lagarde saranno tutt’altro che facili.

Innanzitutto, gli strumenti a disposizione del nuovo Governatore della BCE saranno spuntati rispetto a quanto potuto disporre dal suo predecessore. Con i tassi sui depositi già su terreno negativo (-0.5%) e con il nuovo e discusso programma di Quantitative easing appena inaugurato, di portata inferiore rispetto a quanto sperato dagli osservatori, la Lagarde non avrà grossi margini di manovra nel caso di una nuova crisi.

Il tasso di inflazione, visto allo 0.8%, assai distante dunque dal target del 2%, la crescita stagnante, in particolare della locomotiva d’Europa Germania, certificano che le condizioni del malato sono sì stabili ma ancora lontane dalla piena guarigione, ponendo degli interrogativi di non facile risoluzione per Christine Lagarde, stretta nella morsa di vincoli legali e politici.

Secondo il pensiero keynesiano ci troveremmo al cospetto della cosiddetta “Trappola della liquidità”, ossia della situazione nella quale la politica monetaria non riesce più ad influenzare la domanda aggregata, un’ipotesi che i creatori della BCE, monetaristi convinti, non avevano preso in considerazione.

La soluzione a questo blackout passa da un maggior coinvolgimento della politica fiscale dei Paesi membri, sia Draghi che il suo predecessore Trichet l’hanno in passato a più riprese dichiarato, senza, la politica monetaria, in virtù di quanto appena descritto, appare come disarmata.

Affinché ciò accada è necessario che la Germania e gli altri Paesi con margini di manovra attuino politiche fiscali espansive, dunque aumenti della spesa pubblica o tagli alla tassazione, al fine di trainare la domanda aggregata dell’intera area euro.

La soluzione ottimale poi sarebbe la creazione di un bilancio unico per l’intera Eurozona, pensiero espresso anche da Draghi nella sua conferenza conclusiva, le altre aree valutarie del mondo, basti pensare agli Stati Uniti, ne hanno uno, non si capisce perché, al contrario, l’Eurozona si sia autocondannata a reggersi esclusivamente su una moneta.

Il futuro dell’Europa, come ribadito a più riprese, passa da una maggiore solidarietà, il che si traduce in una maggiore attenzione dei politici nazionali alle esigenze dell’intera area euro e non solo sui bisogni, spesso egoistici, delle rispettive economie nazionali.

Occorre insomma un cambio di passo, una rivoluzione culturale, Christine Lagarde ha il dovere di provarci.

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