Da ieri i cittadini europei stanno votando per eleggere il prossimo Europarlamento. Domenica, 26 maggio, dalle 7 alle 23, sarà il turno dell’Italia.

La legge elettorale.

Il Parlamento è l’unico tra gli organi comunitari ad essere eletto a suffragio universale diretto. Ogni Paese elegge i propri rappresentanti secondo le modalità previste dal proprio ordinamento, tenendo però conto dell’unica indicazione fornita dall’Unione Europea, quella di adottare un sistema proporzionale.

La legge elettorale in vigore nel nostro Paese risale al 1979, anno in cui si tennero le prime elezioni europee. Essa prevede un sistema proporzionale puro, ossia che la percentuale di voti totali ottenuti da ciascuno partito equivarrà al numero di seggi. Il calcolo è effettuato su base nazionale e soltanto in un secondo momento applicato alle 5 circoscrizioni in cui il territorio è diviso: Italia nord-occidentale (Piemonte, Valle d’Aosta, Liguria, Lombardia), Italia nord-orientale (Veneto, Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Emilia Romagna), Italia centrale (Toscana, Umbria, Marche, Lazio), Italia meridionale (Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria) e Italia insulare (Sicilia, Sardegna). Ciò significa che il partito che dovesse ottenere – mettiamo – il dieci per cento a livello nazionale, otterrà di conseguenza il 10% dei seggi in ognuna delle cinque circoscrizioni. Per ciascuna circoscrizione, ogni partito o coalizione presenta una lista di candidati. E’ inoltre prevista una soglia di sbarramento su base nazionale fissata al 4 per cento, dunque, sarà necessario raggiungere tale risultato per ottenere un posto nel prossimo Parlamento Europeo.

Come si vota?
Il voto si esprime con una X su uno dei simboli di partito o di coalizione. Accanto a ogni simbolo vi sono tre spazi in cui è possibile esprimere fino a tre preferenze (non obbligatorie), tenendo conto dell’alternanza di genere, dunque non si possono votare soltanto uomini o soltanto donne. Il voto disgiunto, ossia la possibilità di votare un partito e, contemporaneamente, un rappresentante appartenente ad un altro partito, non è possibile, lo renderebbe nullo.

Sebbene, come detto in apertura, le elezioni nei diversi Paesi europei si sviluppino in date diverse (dal 23 al 26 maggio), lo spoglio inizierà per tutti dalle ore 23 di domenica.

Ciascuno Stato membro eleggerà da un massimo di 96 (Germania) ad un minimo di 6 (Cipro, Lussemburgo e Malta) parlamentari europei, seguendo criteri demografici. L’Italia ne eleggerà 73.

Rispetto al quinquennio 2014-19, quando il Parlamento era formato da 751 deputati, stavolta, esso, causa Brexit, avrebbe dovuto essere composto da soli 705 membri, con parte dei seggi da redistribuirsi tra gli altri Paesi membri. Ma, a causa della proroga concessa dal Consiglio Europeo al Regno Unito, anche i sudditi di Sua Maestà continueranno ad avere dei propri rappresentanti nel nuovo Europarlamento.

L’importanza di queste elezioni.

Mai come questa volta, l’esito di questa tornata elettorale potrebbe essere decisivo per le sorti dell’Unione e dell’euro: l’ascesa del fronte sovranista rischia di mettere la parola fine al processo di integrazione europea, a mio avviso, l’unica strada possibile affinché il Vecchio Continente continui a recitare un ruolo di primo piano sullo scacchiere internazionale.

Vi lascio con questo video dell’economista Veronica De Romanis, la quale descrive con semplicità e chiarezza quanto è stato fatto in questi primi venti anni di euro e cosa occorrerà fare nei prossimi, buona visione!