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Il Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria.

Il Sole 24 Ore di stamattina ha aperto con un’interessante intervista al Ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria.

L’economista, contestato da maggioranza e opposizione in più occasioni e per motivi diversi, i primi l’hanno spesso considerano un ostacolo alla realizzazione del programma di governo, i secondi ne lamentano l’eccessiva mitezza, è da molti considerato l’uomo scelto dal Presidente Mattarella come argine al populismo e alle ricette economiche messe in atto dall’Esecutivo gialloverde che rischiano di minare la sostenibilità del nostro debito pubblico.

Ed è proprio da questo punto che Tria è voluto partire, definendo il nostro debito pubblico “Stabilizzato ormai da anni” e non preoccupanti le oscillazioni fatte registrare negli ultimi mesi in quanto ritenute “minime”.

A tal proposito, le stime assai preoccupanti diffuse dalla Commissione europea sullo stato dell’economia italiana negli ultimi giorni sono, secondo il ministro, in linea con quanto previsto dal Documento di economia e finanza (Def) e che le divergenze rilevate deriverebbero essenzialmente dalla diversa metodologia utilizzata a Bruxelles, che sviluppa le previsioni “a politiche invariate“, dunque senza tener conto dell’aumento dell’IVA al 25% nel 2020 e al 26.5% nel 2021 e del piano di privatizzazioni per un ammontare complessivo di 18 miliardi di euro. “Tra quattro mesi”, ha aggiunto Tria, “la stima della Commissione europea e quella del Governo italiano dovrebbero convergere”.

Un messaggio forte, quindi, tanto ai due vice-premier che continuano ad affermare che non ci sarà alcun aumento dell’IVA, quanto al capo dell’Esecutivo, Giuseppe Conte, che ha definito le stime della Commissione “Ingenerose”. Eppure il Def è stato approvato dal Consiglio dei Ministri e dal Parlamento, viene da pensare che non l’abbiano letto.

“E’ chiaro”, ha aggiunto, Tria, che “impedire l’aumento dell’IVA è possibile, ma occorre agire sul lato della spesa, ragionare sul fatto se sia meglio aumentare le tasse o ridurre la spesa.”

In questi casi il tema più frequente è quello della lotta agli sprechi, la cosiddetta “Spending review”, che però nessun Governo sinora ha mai voluto mettere in pratica fino in fondo.

Il motivo, è ben spiegato dal ministro: “Gli sprechi in sé non esistono, quello che è uno spreco per uno, è un beneficio per un altro”, stesso discorso per la tax expenditures, ossia detrazioni e deduzioni, per le quali il Governo starebbe studiando una forte sforbiciata.

“Le analisi tecniche su dove è possibile tagliare si fanno di continuo, è un problema di scelta politiche” ha chiosato Tria; in altre parole, se Salvini e Di Maio vogliono scongiurare l’aumento dell’IVA, dovranno operare dei tagli che, inevitabilmente, produrranno effetti negativi sul consenso.

Sul tema delle province, per esempio, tornato in auge negli ultimi giorni, la cui abolizione è stato un grosso spot del passato e che la Lega vorrebbe ripristinare, il ministro dell’economia è netto: “Eliminare degli enti non produce i risparmi che si crede, a conti fatti essi si rivelano pochi o addirittura nulli, il vero tema è rendere efficienti questi enti, occorre razionalità nelle scelte, per esempio rendere effettivi i costi standard”.

Una stoccata al populismo dilagante dei 5 stelle? Chissà.

Sulla possibilità che l’esito delle elezioni europee cambi le carte in tavola e ci consenta ampi margini di manovra nella prossima legge di bilancio, scongiurando una manovra “lacrime e sangue”, Tria sembra ancora una volta vuotare il sacco: “Quando ci sarà da fare la prossima legge di bilancio la nuova Commissione non si sarà neppure insediata”, in altri termini, non credete alle balle di Salvini e Di Maio, bisognerà ancora fare i conti con Pierre Moscovici e soci.

“È vero”, ha aggiunto Tria, “è in corso un dibattito, non solo in Eurozona, ma anche presso il Fondo Monetario Internazionale, sul problema della crescita e della stabilità, si tratta di un tema globale, il tema è la sostenibilità di un modello di crescita basato sull’export, dunque esposto a shock esogeni, come sta avvenendo in Germania e Italia. Anche il QE che doveva riportare il tasso di inflazione al target del 2% ha fallito, a riprova di quanto Draghi sostiene da tempo, la sola politica monetaria senza una politica di bilancio coerente non basta”.

Come se non bastasse, le politiche di bilancio volute da Salvini e Di Maio non sembrano fare proseliti in Europa, neppure tra gli alleati sovranisti. Su questo tema, però, Tria è parso voler giocare in difesa, dichiarando che a suo avviso i veri populisti sono quei Paesi del nord dell’unione che negli anni hanno ottenuto benefici dalla competizione fiscale a spese dei partner europei e che ora, al fine di mantenere tali benefici, ostacolano i processi di integrazione.

“Drammatizzare il confronto tra Italia e UE non fa bene a nessuno”, da qui l’invito a tenere bassi i toni per non innervosire i mercati con il conseguente aumento dello spread, ma sulla possibilità di utilizzo di una terza via, quella di produrre nuovo deficit per coprire i buchi di bilancio, Tria è chiaro: “Indebitarsi non è un male in sé ma dipende dagli obiettivi per cui si ricorre a questo strumento: una famiglia si indebita per comprare una casa, non per pagare un affitto”.

E ancora: “Le spese strutturali non possono essere finanziate a debito.” Qualcuno ha parlato di reddito di cittadinanza o quota 100? In realtà, al di là dei proclami, questi provvedimenti strutturali non lo sono affatto, quota 100 è una finestra di 3 anni, il reddito di cittadinanza è tutto da confermare.

Discorso analogo per la riforma fiscale, la tanto sbandierata flat tax che la Lega vorrebbe introdurre: “Non si finanzia in deficit. Si può aumentare il disavanzo per un provvedimento fiscale temporaneo, nato da precise ragioni congiunturali, ma non una riforma strutturale”, per la serie, cari Salvini e Di Maio, basta fare a gara a chi la spara più grossa, trovate prima le coperture.

Infine, riguardo la possibilità di una manovra correttiva, Tria appare tranquillo: “Gli obiettivi per il 2018 non sono stati totalmente raggiunti per via della crisi economica, la Commissione ne terrà conto, ne riparleremo a fine anno, quando ci sarà da scrivere la prossima legge di bilancio.”

Chissà se allora questo Governo sarà ancora in carica…

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