I moniti lanciati via Twitter da Donald Trump nel corso delle ultime settimane avevano fatto dubitare alcuni osservatori circa un nuovo aumento dei tassi, moniti che il Presidente Jerome Powell, durante la conferenza stampa alla fine della riunione del board, ha rispedito al mittente, ribadendo con forza l’indipendenza della Federal Reserve dalla politica.

Ecco dunque il quarto aumento dei tassi previsto per il 2018, che porta il tasso ufficiale di riferimento al 2.25-2.50%, ossia ad un livello prossimo a quanto il board della Fed ritiene essere al momento il tasso naturale (2.75% contro la precedente stima al 3%).

Tale posizione rallenta le strette in programma per il prossimo anno, le quali passano da 3 a 2, ed è frutto del rallentamento delle stime di crescita dell’economia statunitense (3% rispetto al 3.1% previsto in precedenza per quest’anno, e 2.3% contro il 2.9% stimato per il 2019), imputabili essenzialmente all’indebolimento della della crescita globale.

Ciò nonostante il ritmo di crescita dell’economia americana continua ad essere il migliore dal 2008, con una disoccupazione che resta ai minimi dal 1969 (3.7%) ed i salari che continuano a correre (+0.6% in ottobre).

Del resto, l’andamento blando dell’inflazione, vista all’1.8%, dunque ancora sotto il target fissato al 2%, consente alla Fed di operare con una certa tranquillità, tweet dell’inquilino della Casa Bianca permettendo…

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