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Il Presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi.             Fonte: Reuters.

Nella giornata di ieri si è tenuta l’attesa riunione del board della BCE, 3 i punti chiave emersi:

  1. La fine del QE. Come stabilito, a fine mese terminerà il programma di acquisto degli asset da parte della BCE (Quantitative Easing), piano che dal 2015, mediante l’acquisto di titoli per un controvalore di 2.600 miliardi di euro, ha significativamente contribuito alla crescita economica dell’Eurozona.
  2. Il riacquisto dei titoli in scadenza. Draghi ha annunciato che l’istituto reinvestirà il capitale rimborsato sui titoli in scadenza certamente oltre il prossimo rialzo dei tassi, atteso non prima della metà del 2019, e comunque per un periodo di tempo sufficiente al mantenimento delle condizioni di liquidità favorevoli.
  3. Rischi geopolitici. La BCE ha rivisto al ribasso le stime di crescita ed inflazione in quanto, nonostante i rischi per l’Eurozona risultino bilanciati, destano preoccupazione quelli geopolitici, legati essenzialmente a Brexit, protezionismo, vulnerabilità dei mercati emergenti e volatilità dei mercati finanziari.
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Le nuove stime riguardo crescita ed inflazione diffuse ieri dalla BCE per i prossimi anni.                                                                    Fonte: Il Sole 24 Ore.

La politica monetaria della BCE, nonostante la rinuncia suo temibile bazooka, continuerà dunque ad essere espansiva e vigile sulle nubi che nei prossimi mesi potrebbero addensarsi sull’Eurozona. Tutti gli strumenti straordinari e non di cui Draghi si è servito in questi anni restano potenzialmente attivabili, su tutti le TLTRO (Targeted long term rifinancing operation), ossia dei prestiti quadriennali a condizioni particolarmente vantaggiose alle banche dell’area euro che trasformavano quella liquidità in prestiti (crediti a consumo, non mutui) a famiglie e imprese.

Non è mancato neppure il ricorrente appello al rispetto delle regole europee, definito “Particolarmente importante” per i Paesi ad alto debito.




E’ importante infine sottolineare come tutte le recenti decisioni della BCE siano state prese all’unanimità, a riprova della coesione del board: i falchi (I Paesi del nord Europa) continueranno a contestare la discrezionalità di alcune scelte, le colombe (I Paesi mediterranei) l’uso di regole, in questa disputa infinita, la BCE continuerà a tener fede esclusivamente al suo mandato, in assoluta indipendenza da quanti, in un modo o nell’altro, vorranno influenzare le sue decisioni.

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