FEDERAL RESERVE BANK

Il Presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.

Ancora una stretta.

Questo l’esito della riunione del board della Fed di ieri, con la quale il Governatore Jerome Powell ha annunciato l’aumento dei tassi di un quarto di punto: dall’1.75-2% al 2-2,25%. A tal proposito ricordiamo che, a differenza della BCE che opta per un valore puntuale, la Federal Reserve statunitense è solita utilizzare un intervallo per definire il tasso di riferimento.

Cade anche l’espressione “politica accomodante” dal comunicato ufficiale, per la quale Powell ha però chiarito che trattasi di una mera questione di forma, dato che i tassi restano ad un livello più basso di quello di lungo periodo, individuato al 2.75% qualche mese fa ma, osservando i cosiddetti “dots”, le proiezioni sui tassi, esso potrebbe essere presto rivisto al 3%.

 

Non solo, per dicembre gli osservatori si aspettano un nuovo rialzo dato che l’economia americana, nonostante le politiche protezionistiche di Trump, non sembra, almeno per il momento, subire flessioni (PIL al +3.1% rispetto al 2.8% ipotizzato in giugno), con un tasso di disoccupazione che dovrebbe addirittura scendere al 3.7% il prossimo anno e quello di inflazione prossimo al famoso dogma del 2%.

Vero è che per i prossimi anni le stime sono in calo.

I più timorosi, in virtù dell’appiattimento della curva dei rendimenti, temono una nuova recessione per il 2020, ipotesi che potrà essere valutata con cura solo quando le politiche fiscali espansive e protezionistiche di Trump produrranno i loro effetti.

Per il momento Powell si è trincerato dietro un “Non consideriamo fattori politici e cose di questo tipo”, dichiarazione che all’alba della sua nomina e il siluramento del suo predecessore, Janet Yellen, sembrava tutt’altro che scontata.

Vedremo se questa decisione e questa compostezza, che abbiamo ben imparato a conoscere nel suo omologo Draghi quando i falchi tedeschi attaccavano il suo quantitative easing, perdurerà nel tempo, soprattutto se l’ipotizzato rallentamento dell’economia dovesse verificarsi, solo allora si potrà valutare quanto la Fed sia realmente indipendente dalla politica.




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