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Yi Gang, il nuovo Governatore di People’s Bank of China.

Yi Gang è il nuovo governatore di People’s Bank of China (PBOC).

Il Congresso nazionale del popolo, così viene definito il parlamento cinese, ha infatti approvato lo scorso lunedì la scelta del presidente Xi Jinping. Liu He, invece, il principale consulente economico di Xi, è stato nominato vicepremier ed assumerà il ruolo di guida nel processo decisionale con Yi a sostegno; ricordiamo infatti che la Banca Centrale cinese, a differenza di quelle delle principali economie industrializzate, non gode della piena indipendenza dalla politica.

Yi Gang, 60 anni, raccoglie l’eredità di Zhou Xiaochuan, 70, di cui è stato per dieci anni vice, il quale conclude la propria esperienza dopo ben  15 anni di servizio, nei quali ha guidato l’istituzione attraverso la crisi finanziaria globale, la revisione degli strumenti di politica monetaria e aver supervisionato l’elevazione dello yuan allo status di valuta di riserva.

Come il suo predecessore Zhou, Yi conosce molto bene la lingua inglese ed ha legami di lunga data con i leader economici globali. Leggendo la sua biografia, inoltre, disponibile sul sito ufficiale di PBOC, si scopre che si è formato negli Stati Uniti, conseguendo una laurea in economia presso la Hamline University di St. Paul, in Minnesota, ed un dottorato di ricerca in economia all’Università dell’Illinois, prima di trasferirsi all’Università dell’Indiana a Indianapolis come professore nel 1986.

Dalle prime parole del neo Governatore si evince una chiara continuità rispetto al recente passato: “Il compito principale è che dovremmo attuare una prudente politica monetaria, portare avanti la riforma e l’apertura del settore finanziario e mantenere la stabilità dell’intero settore finanziario.”

Oltre a ciò, Yi avrà anche il compito di calibrare la risposta della PBOC alla normalizzazione della politica monetaria che la Fed sta mettendo in atto, anche se, a tal proposito, in occasione di una conferenza stampa tenutasi lo scorso 9 marzo, Yi si era espresso dando centralità agli obiettivi interni, più che a quelli di politica internazionale.

Ad ogni modo, nel perseguimento di tali obiettivi Yi potrà disporre di qualche arma in più, dato che questo mese la Cina ha deciso di unire i suoi regolatori bancari e assicurativi, una mossa che ha accresciuto il potere della Banca Centrale Cinese, dandole facoltà di redigere regole per il settore finanziario.




Non mancheranno però le insidie, i cosiddetti “rinoceronti grigi”, espressione coniata da Michele Wucker, autore del libro “The Gray Rhino: How to Recognize and Act on the Obvious Dangers We Ignore”, ossia quei  pericoli grandi colpevolmente trascurati, come la crisi finanziaria del 2008.

Un rinoceronte grigio, a differenza del “cigno nero”, altra famosa espressione, questa coniata da Nassim Nicholas, che è inaspettato, è prevedibile.

Questi i 3 rinoceronti grigi che Yi Gang sarà chiamato a combattere:

1. Alto debito.

Dalla crisi finanziaria del 2008 il governo cinese ha ampiamente ricorso al debito per stimolare la crescita, il quale è salito complessivamente – pubblico e privato – dal 156% del Pil nel 2008 al quasi 300% nell’ultimo anno, circa il doppio del livello medio delle economie emergenti. Molto di esso è stato utilizzato per progetti intrapresi da imprese statali e governi locali che non genereranno ritorni sufficienti per rimborsare i prestiti, dunque, molto del nuovo credito, più che andare a finanziare nuove iniziative, sarà utilizzato per rimborsare debito pregresso.

2. Prosciugamento dell’offerta di denaro.

L’apertura verso il mondo della Cina ha generato un enorme flusso di denaro diretto all’estero ed i controlli atti a limitarlo, successivamente introdotti, non sono bastati al Paese per recuperare la grosse mole di investimenti sottratta all’economia interna. Le amministrazioni finanziarie di Pechino, a tal proposito, hanno cominciato a rendere più difficili le attività fuori bilancio e l’indebitamento interbancario, una mossa che dovrebbe ridurre la capacità delle piccole banche di prestare.

3. Mancanza di un vero Stato di diritto.

Il terzo rinoceronte, infine, di cui avevo dato un accenno nel mio articolo “Cina, la necessità di sviluppare un moderno sistema finanziario”, attiene alla mancanza di indipendenza giudiziaria, fondamentale per proteggere le transazioni finanziarie internazionali.




Dunque, in questo 2018, dopo aver già assistito al passaggio di testimone alla guida della Fed, con Jerome Powell che è succeduto a Janet Yellen, e alla conferma di Haruhiko Kuroda alla guida di Bank of Japan, ecco il cambio al vertice per People’s Bank of China. All’appello manca solo il prossimo Presidente della BCE, per cui bisognerà però attendere il 2019, anno in cui scadrà il mandato di Mario Draghi. Il favorito a succedergli sembra essere Jens Weidmann, attuale Presidente di Bundesbank.

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