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Shinzo Abe e Haruhiko Kuroda, rispettivamente Primo Ministro e Governatore di Bank of Japan.

Il Premier giapponese Shinzo Abe ha confermato Haruhiko Kuroda alla guida di Bank of Japan.

Ad accompagnarlo nei prossimi 5 anni saranno Masayoshi Amamiya, già membro di Boj e soprannominato Mr Boj, in quanto sarebbe stato lui a plasmare la politica monetaria giapponese in questi anni, e Masazumi Wakatabe, professore universitario, noto per aver scritto diversi saggi in cui condivideva la strategia perseguita da Kuroda; succederanno a Kikuo Iwata e Hiroshi Nakaso, nel ruolo di vice governatori.

La strada della continuità.

Rispetto agli USA, dunque, dove Donald Trump ha optato per un avvicendamento alla guida della FedJerome Powell ha da poco sostituito la Presidente uscente, Janet Yellen –  e alla Cina, dove il capo della Banca popolare cinese, Zhou Xiaochuan, in carica dal 2002, appare prossimo alle dimissioni, il Giappone ha scelto la strada della continuità, prefigurando una politica monetaria ancora orientata verso gli stimoli.

Con questa nomina, che dovrà essere confermata dalle due camere del Parlamento – una mera formalità data la maggioranza ottenuta nelle ultime elezioni dal Premier Abe – Kuroda, 73 anni, si avvia a diventare il più anziano Governatore di Bank of Japan in 135 anni di storia.




Il nuovo mandato.

I due nuovi vice presidenti entreranno in servizio il prossimo 20 marzo, quando Nakaso e Kikuo rassegneranno le proprie dimissioni mentre il nuovo mandato scatterà il prossimo 9 aprile.

Ciò significa che nella prossima riunione del board, fissata per l’8-9 marzo, non si attendono novità, dato che la nuova dirigenza al completo comincerà a deliberare nella riunione successiva, fissata per il 26-27 aprile. Solo allora potremo avere un saggio di ciò che questo nuovo – ma in realtà vecchio – corso ci riserverà.




Quale strategia?

Come detto, la scelta di dare continuità a Kuroda lascia intendere che i forti stimoli, e con esso il controllo della curva dei rendimenti, continueranno a caratterizzare la politica monetaria giapponese nel prossimo futuro.

Ciò nonostante, Kuroda, in passato, ha già sorpreso più volte gli investitori: nel primo incontro dal suo primo insediamento, nell’aprile del 2013, introdusse un massiccio piano di stimolo, nell’ottobre del 2014, un’accelerazione negli acquisti degli asset, nel gennaio 2016 l’introduzione di un tasso negativo e, come detto, l’adozione del controllo della curva dei rendimenti.

 

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I cinque anni di politica monetaria di Kuroda.   Fonte: Bloomberg

Crescita positiva ma le difficoltà permangono.

L’economia giapponese sta attraversando un buon periodo, erano infatti 28 anni che il Paese del Sol Levante non faceva registrare un periodo di crescita ininterrotta così lungo.

Il tasso di inflazione resta lontanissimo dal target del 2%, e uno yen così forte (+6% da inizio anno) complice le incertezze di Brexit e, probabilmente, gli scossoni provenienti da Wall Street – ricordiamo la funzione di valuta rifugio dello yen – rischiano di danneggiare la competitività delle esportazioni giapponesi sui mercati internazionali e di indebolire l’impatto inflazionistico delle importazioni. I salari, intanto, restano al palo.




Insomma, con la Federal Reserve che prosegue la normalizzazione della politica monetaria statunitense e la BCE che appare prossima ad annunciare il suo programma di tapering, la Boj rischia di essere l’unica Banca delle grandi banche centrali del mondo a restare imprigionata nell’era dei tassi zero, con un bilancio che ha raggiunto la stessa dimensione dell’economia giapponese, 549 trilioni di yen, circa 5 trilioni di dollari.

 

 

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