Janet-Yellen-Fed

Janet Yellen, Presidente uscente della Federal Reserve.


I saluti, Janet Yellen, Presidente della Federal Reserve, li aveva anticipati alla riunione del consiglio dello scorso dicembre, l’ultima, a sua guida, che prevedeva una conferenza stampa.

Stavolta, dunque, solo un “freddo” comunicato che, come prevedibile, non porta alcun cambiamento immediato nella strategia della politica monetaria statunitense – lecito da parte di una governatrice uscente – ma ci dà la possibilità di intuire quali saranno le prossime mosse della Fed, la quale, dal prossimo 5 febbraio, vedrà l’insediamento di Jerome Powell, il nome scelto da Donald Trump per raccogliere l’eredità della Yellen.

Gran parte delle decisioni della Federal Reserve nei prossimi mesi si baseranno sugli effetti che l’imponente riforma fiscale di Trump, uno dei capisaldi del suo programma elettorale, avrà sull’economia reale.

Più volte, in queste pagine, ho discusso della scarsa indipendenza di fatto della Federal Reserve dalla politica, motivo per cui Janet Yellen, nonostante l’ottimo lavoro svolto, sia stata messa alla porta dal nuovo inquilino della Casa Bianca; gli elogi dell’ultima ora non fanno testo, quelli erano di circostanza, cosa pensava veramente Trump del governatore uscente l’ha dichiarato più volte in campagna elettorale.

Come raccontavo nell’articolo di presentazione di Jerome Powell, sorprende che a succederle sarà proprio uno del suo staff – forse un tentativo da parte del suo stesso schieramento politico di mettergli un freno? – dato che, parlando schiettamente, nessuno riesce bene a comprendere fin dove vorrà spingersi l’istrionico tycoon, fatta eccezione il voler cancellare qualsiasi cosa prodotta dal suo predecessore, l’odiato Barack Obama.




Ma ritorniamo alle indicazioni forniteci dal comunicato.

La Fed guarda ottimisticamente alle aspettative inflazionistiche per quest’anno – dovrebbero stabilizzarsi intorno al target del 2% – e ci si aspetta che le condizioni economiche, complice la riforma fiscale di Trump, evolvano in modo da indurre nuovi rialzi graduali dei tassi.

Per esprimere meglio il mio punto di vista, ritengo importante soffermarmi un attimo su quest’ultimo aspetto.

L’economia americana, prima dell’insediamento di Trump, era già in netta ripresa e con un tasso di disoccupazione intorno al 4%, livello che gli economisti considerano di “piena occupazione”.

Quello che i sostenitori di Trump vedono come un trionfo sono in realtà gli effetti delle politiche di risanamento operate dall’amministrazione Obama e che hanno consentito al Paese di ritornare a crescere. Purtroppo, i piani economici producono effetti che difficilmente si sposano con i tempi della politica; per ora, gli effetti dell’azione di Trump hanno giovato a Wall Street, con gli investitori che vedono di buon occhio il netto abbassamento fiscale alle imprese e l’annunciata nuova deregulation finanziaria.

Quali conseguenze porteranno queste decisioni nel lungo periodo lo vedremo, io, nell’articolo “Trump, il suo Make America Great Again funzionerà?” tempo fa provai a prevederle.




Janet Yellen, nel board di dicembre, aveva previsto tre strette monetarie per il 2018, ma è chiaro che bisognerà attendere la prossima riunione di marzo per capire se Powell avrà un’analoga visione. Per ora, gli osservatori propendono per una prima stretta proprio a marzo.

L’auspicio è che il nuovo Presidente della Fed non subisca troppo l’influenza di chi l’ha nominato e continui il processo di armonizzazione monetaria portato avanti dalla Yellen: spetterà infatti a lui il gravoso compito di imbrigliare l’istrionico Presidente ed il suo staff, che ultimamente pare avere anche in mente di ritornare all’epoca delle svalutazioni competitive, scatenando le ire di Draghi e della BCE.

Trump, nel suo discorso sullo stato dell’Unione, ha ripreso un po’ quelli che erano stati i temi della sua trionfale campagna elettorale, “il sogno americano”, ritornare a fare grande l’America, il contrasto feroce all’immigrazione, raccogliendo gli elogi di tutti i suoi sostenitori. L’entusiasmo attorno a lui, insomma, sembra essere di nuovo forte, in molti brindano alle politiche fiscali espansive di Trump, dimenticando che, è proprio questo lassismo ad aver prodotto la più grande Crisi economica dal ’29.

 

Concludo questo articolo con il solito appello di commentare e condividere quest’articolo nel caso l’abbiate trovato interessante; vi ricordo, inoltre, che inserendo la vostra mail nell’apposito spazio o regalando un like alla mia pagina Facebook – cliccando sulla finestra pop-up che comparirà durante la lettura – resterete informati non appena un nuovo articolo verrà pubblicato.

Il sito, come avrete senz’altro notato, ha subito un restyling, adesso è più veloce, leggibile e spero più accattivante graficamente. A tal proposito, colgo l’occasione di ringraziare chi mi ha assistito ed esortato verso questo doveroso cambiamento, la SEOPERSEM di Gennaro Esposito; se avete intenzione di mettere su un blog personale o dare nuovo slancio al vostro business investendo in visibilità online, vi consiglio di rivolgervi a lui, che con passione e serietà saprà certamente offrirvi la soluzione migliore per le vostre esigenze.SalvaSalvaSalvaSalvaSalvaSalva

SalvaSalva