Emmerson-Mnangagwa-Zimbabwe

Emmerson Mnangagwa, presidente dello Zimbabwe.

Poco più di un anno fa, allo scopo di sottolineare i risvolti negativi derivanti dal recupero sovranità monetaria – tema assai caro al fronte antieuropeista – con l’articolo “Lo Zimbabwe, dove il recupero della sovranità monetaria non è ben visto”, avevo ripercorso la storia recente dell’economia africana, falcidiata da un’inflazione galoppante, al punto che i cittadini si erano fermamente opposti alla reintroduzione del dollaro zimbabwese.

Il 2018 potrebbe essere l’anno della svolta per lo Zimbabwe.

Emmerson Mnangagwa, ex braccio destro dell’ex Presidente, il 93enne Robert Mugube –  primo ed unico Presidente dai tempi dell’indipendenza nel 1980, destituito dopo il tentativo di nominare come suo successore la sua seconda moglie Grace, detta Grace Gucci per via della sua passione per il lusso – in una recente intervista a Bloomberg ha dichiarato di voler organizzare per quest’anno le elezioni presidenziali, avvalendosi dell’appoggio delle Nazioni Unite, dell’Unione Europea e del Commonwealth per il monitoraggio dei seggi, la prima volta dal 2000.

 

Non sarà certo semplice fidarsi di quello che è stato l’esecutore di molte delle repressioni ordinate da Mugube, su tutte, quella del Metabeleand, nel 1983, in cui persero la vita circa 20mila persone, anche se, i primi provvedimenti intrapresi da Mnangawa lasciano ben sperare.

Mnangawa, infatti, ha intenzione di compensare le confische operate agli agricoltori bianchi, un tempo settore trainante del Paese, rilanciare l’attività estrattiva – Lo Zimbabwe detiene il secondo giacimento di platino del mondo – e ripristinare le linee di credito con gli investitori internazionali, con l’auspicio di lanciare un bond allo scopo di trovare i fondi necessari per investire in infrastrutture.




Non solo, Mnangawa, al fine di dare ulteriore credibilità alla sua azione, ha deciso di licenziare 30 ufficiali di polizia, rei di organizzare posti di blocco per “spillare” denaro a turisti e cittadini locali, e di bandire il traffico di animali a rischio estinzione – un tempo concesso dal suo predecessore Mugube – su tutti quello degli elefanti, provando, in questo modo, da un lato a difendere uno dei maggiori asset dell’economia dello Zimbabwe e, dall’altro, a dare una prima spallata alla dilagante corruzione.

Dunque, i buoni propositi non mancano nonostante la situazione di partenza sia tutt’altro che ottimale: disoccupazione al 90% e una tale scarsità di contanti da costringere i risparmiatori ad accamparsi nei pressi degli istituti bancari per il timore di non riuscire a prelevare i 40 dollari fissati come tetto settimanale.

In bocca al lupo allora a Mnangawa, che tutti i suoi buoni propositi per lo Zimbabwe possano realizzarsi e dare così, finalmente, un po’ di speranza ad una delle aree più povere del mondo.




Concludo questo articolo con il solito appello di commentare e condividere quest’articolo nel caso l’abbiate trovato interessante; vi ricordo, inoltre, che inserendo la vostra mail in alto a destra o regalandomi un like alla mia pagina Facebook – cliccando sulla finestra pop-up che comparirà durante la lettura – resterete informati sulla pubblicazione dei prossimi articoli, grazie!

SalvaSalva

SalvaSalva

SalvaSalva

SalvaSalva

SalvaSalva