2018

C’è poco da girarci intorno, agli esseri umani piace fare previsioni, a maggior ragione agli albori di un nuovo anno. Se è vero che solo chi fa previsioni può sbagliarle, è anche vero che, in un mondo globalizzato come quello in cui viviamo, dove un qualsiasi avvenimento può sortire effetti importanti sul resto del mondo, azzeccarne qualcuna è pressoché impossibile.

“La sola funzione delle previsioni in campo economico è quella di rendere persino l’astrologia un po’ più rispettabile.” – John Kenneth Galbraith.

Secondo il Fondo Monetario Internazionale, il 2018 proseguirà la buona crescita osservata nel 2017, con il PIL mondiale visto a +3.7%, a fronte di un’inflazione al 3.3%. È bene ricordare che il FMI, a fine 2007, fece un ragionamento analogo per il 2008, poi sappiamo tutti come andò a finire, con la più grande crisi economica dal ’29. Forse, più che concentrarci sui numeri, bisognerebbe prevedere quali insidie il 2018 potrebbe riservarci, ed è ciò che proverò a fare in questo articolo. Dunque, messe le mani avanti quanto basta – si spera – cominciamo.


Partiamo dalla Cina.

I pesanti investimenti operati nel settore privato negli ultimi anni hanno comportato un debito superiore al 200% del PIL, a cui il Governo cinese ha cercato di mettere un freno attraverso una stretta sul credito.

Data però l’assenza di un sistema finanziario sviluppato – in linea generale auspicabile, nello specifico no – eventuali fughe di capitali non avrebbero effetti così catastrofici per il resto del mondo, ma finirebbero per restare circoscritti alla Cina, con il Governo cinese in grado, probabilmente, di gestirli attraverso un aumento del gettito fiscale.

Se dal punto di vista finanziario il problema sarebbe come detto gestibile, le ingenti risorse necessarie al salvataggio degli istituti bancari sarebbero, per forza di cose, sottratte ad altri settori, con ripercussioni, per esempio, sui Paesi Occidentali che dalla Cina importano materie prime. Ciò significa che un rallentamento del PIL cinese trascinerebbe giù anche l’Occidente.

Per quanto concerne l’Europa, le misure di politica monetaria espansiva portate avanti, non senza difficoltà, dalla BCE sembrano aver rimesso in sesto l’Eurozona.

Per tali ragioni il 2018, seguendo quanto già intrapreso dalla Yellen negli USA, dovrebbe essere l’anno del rientro, ipotesi non del tutto chiarita da Draghi, ancora indispettito da un tasso di inflazione, sì in aumento, ma ancora lontano dal target. (Su questo punto l’invito è di approfondire il mio articolo dal titolo “Nesso tra inflazione e disoccupazione: ancora esistente?”

Dal punto di vista politico, invece, superato brillantemente l’esame elettorale francese, con Emmanuel Macron orientato a raccogliere il testimone di una Merkel mai così in difficoltà in patria, il 2018 saràl’anno dell’Italia, il cui esito delle elezioni, complice un sistema elettorale assai distante dalla pragmaticità di quello francese, terrà con il fiato sospeso l’intera area euro – ancora impelagata negli alti debiti pubblici di molti dei suoi membri – soprattutto in virtù della vittoria che, stando ai sondaggi, dovrebbe ottenere il Movimento 5 Stelle, orientato a chiedere un referendum sull’euro. Difficile si arrivi a tanto, il 40% necessario per raggiungere il premio di maggioranza appare un’utopia per qualsiasi partito, dunque, è facile prevedere che l’Italia continuerà a stagnare nelle paludi dell’ingovernabilità.

A quel punto, spetterà ancora una volta a Draghi il gravoso compito di metterci una pezza, sostituendosi così ad una classe politica dimostratasi del tutto incapace di affrontare le nuove sfide poste in essere. Ma un nuovo attacco dei mercati al nostro Paese, come sarebbe visto dall’elettorato tedesco, ora che la Merkel sembra aver perso quella leadership che la poneva come unico argine ai populismi?

Sul fronte Brexit, l’accordo raggiunto lo scorso 8 dicembre sembra aver messo al riparo l’UE da qualsiasi ritorsione, i prossimi mesi saranno decisivi per la nuova intesa con il Regno Unito, intesa che dovrebbe vedere ancora una volta l’Unione in una posizione di vantaggio, con Theresa May in affanno nel delicato compito di convincere l’opinione pubblica sul fatto che Brexit sia stato un affare per i sudditi di Sua Maestà.

Infine, i temi Catalogna, Austria e Polonia, per quanto importanti, non dovrebbero recitare un ruolo di primo piano nell’agenda europea, il primo perché ormai esauritosi, il secondo ed il terzo in virtù della scarsa incidenza politica ed economica dei due Paesi, fermo restando che il tema rifugiati, nello specifico delle quote di cui ciascun Paese dovrebbe farsi carico, rimane uno degli spartiacque verso un’Europa più a misura d’uomo.

Passiamo ora agli Stati Uniti, il cui istrionico Presidente Donald Trump, rappresenterà, a mio avviso, il vero ago della bilancia di questo 2018.

La scellerata decisione di riconoscere Gerusalemme capitale di Israele, con il conseguente trasferimento dell’ambasciata USA da Tel Aviv, rischia di mettere a repentaglio i già delicati equilibri in una delle aree più difficili del globo. Un nuovo conflitto arabo-palestinese decreterebbe un nuovo innalzamento del costo del petrolio e dunque ripercussioni sulla crescita delle economia avanzate, States inclusi.

A ciò si aggiunge l’irrisolta disputa con la Corea del Nord, il cui Presidente Kim Jong-un non sembra dare segnali di cedimento, complice l’appoggio più o meno velato di Cina e Russia.

Infine, riguardo la politica monetaria statunitense, il 2018 comporterà anche l’insediamento del nuovo Governatore della Fed, Jerome Powell, il quale si troverà nella difficile situazione di, da un lato, dare continuità all’eccellente lavoro svolto dal predecessore Janet Yellen, con cui ha lavorato fianco a fianco nel board uscente, dall’altro di assecondare le volontà di chi l’ha nominato, lo stesso Donald Trump, la cui discussa riforma fiscale da poco approvata potrebbe portare ulteriori incertezze.

Insomma, il 2018 si preannuncia un anno davvero imprevedibile, intanto, nell’attesa di scoprire se e quali previsioni si avvereranno, oltre alla consueta richiesta di condividere questo articolo nel caso l’abbiate trovato interessante e di regalare un like alla mia pagina Facebook, colgo l’occasione per augurarvi un anno prospero di gioie e soddisfazioni.

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