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Theresa May alle prese con la nuova grana Gibilterra.

Le sventure per il Regno Unito sembrano non avere fine.

Dopo il faticoso accordo raggiunto su Brexit, condizione reputata essenziale dall’Unione Europea per dare luogo alla fase 2, quella concernente la rinegoziazione degli accordi commerciali tra UE e Regno Unito, accordo che ha visto la Premier inglese Theresa May cedere praticamente ad ogni richiesta dei Ventisette, ecco una nuova grana per i sudditi di Sua Maestà: Gibilterra.

Gibilterra è un promontorio situato sulla costa meridionale della penisola iberica che, con il Trattato di Utrecht del 1713, a seguito degli accordi a conclusione della guerra di successione spagnola, gli spagnoli dovettero cedere alla Gran Bretagna.

Mappa-Gibilterra

Gibilterra – Un nuovo oggetto del contendere tra Regno Unito ed Unione Europea.

Tale Trattato attribuiva all’Inghilterra la proprietà della Rocca, ma non ne cedeva la sovranità, ed è in virtù di questo “equivoco” che tra Spagna e Regno Unito perdura una disputa da ormai 300 anni.

Con l’avvento della Brexit, tale territorio dovrebbe anch’esso essere estromesso dall’Unione, nonostante, dei 33mila residenti, 19.322 abbiano votato per il “Remain” contro gli 823 del “Leave”, un risultato schiacciante, il più netto osservato in tutti i distretti del Regno Unito.

Se da un lato i gibilterrini pare vogliano continuare a far parte del Regno Unito – nel referendum del 2002 il 98% votò per rimanere nel Regno Unito – dall’altro sono ben consapevoli della propria dipendenza economica dalla Spagna: una chiusura del confine sortirebbe effetti assai dolorosi per l’area, evidentemente a Gibilterra non hanno dimenticato quando, nel 1969, il dittatore spagnolo Francisco Franco decise di chiudere il confine di La Linea, riaperto solo l’indomani dell’ingresso della Spagna in Europa.

Insomma, siamo di fronte ad un nuovo caso Irlanda e l‘Unione Europea, forte della propria posizione negoziale, pare decisa a mettere anche questa condizione sul tavolo.

La Spagna, infatti, pur di riappropriarsi di Gibilterra, sarebbe pronta a porre il veto sull’accordo raggiunto due settimane fa dalle parti e, nel contempo, non porre paletti su un eventuale ingresso automatico della Scozia nell’UE – finora negato per il timore delle sirene indipendentiste catalane – che, ricordiamolo, per bocca del suo primo ministro, Nicola Sturgeon, vorrebbe l’autorizzazione da Downing Street per un nuovo referendum sull’indipendenza, per altro già approvato dal Parlamento di Edimburgo.

Secondo l’autorevole quotidiano inglese “The Guardian”, in realtà la Spagna non mirerebbe tanto ad appropriarsi di Gibilterra, quanto al suo aeroporto, in quanto, come descritto in precedenza, gli iberici non riconoscono al Regno Unito la sovranità sull’istmo su cui è costruito. Inoltre, il Governo spagnolo avrebbe l’obiettivo di far modificare l’imposta sul reddito della zona dal 10 al 25%, in modo da pareggiare quella spagnola e ridare competitività alle imprese iberiche che operano nel “Campo de Gibraltar”, nome con cui gli spagnoli si riferiscono all’entroterra della penisola, una delle aree più povere della Spagna.

Qualunque siano gli obiettivi e le richieste che verranno avanzate, oltremanica ritengono queste prese di posizione un affronto, un ricatto, ricatto che ha scatenato le ire di alcuni tra i più importanti esponenti del Partito Conservatore, pronti a scommettere che Theresa May avrebbe una reazione non dissimile da quella che ebbe Margaret Thatcher nel 1982, quando inviò l’esercito per scacciare gli invasori argentini dalle isole Falkland.

Vedremo come questa vicenda evolverà…

 

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