Tweet Martin Selmayr

Fumata bianca. Il tweet di Martin Selmayr, capo di gabinetto di Jean Claude Juncker, che preannunciava il raggiungimento dell’accordo tra Regno Unito e UE su Brexit.

Stamattina, come al solito, appena sveglio, ho acceso lo smartphone e la prima notifica a comparirmi sul display è stata quella di Bloomberg, la quale annunciava il raggiungimento dell’accordo tra Regno Unito ed Unione Europea su Brexit.

Immediatamente ho provato a capirci di più e, attraverso il consueto giro di siti delle principali testate nazionali ed internazionali, ho scoperto che, in fondo, nella sostanza, rispetto all’ultimo mio articolo “Brexit: via libera all’intesa economica, il primo passo è compiuto.”, poco era cambiato, se non la presa di coscienza da parte del Regno Unito di dover accettare ogni richiesta avanzata dall’UE, epilogo, fin troppo prevedibile.

Provo a spiegarmi meglio.

Mentre sulla cifra da pagare all’UE – tra i 50 ed i 60 miliardi di euro – l’accordo era già stato raggiunto – in pratica, il Regno Unito si impegna a contribuire al budget europeo per il 2019 ed il 2020 (passività incluse), come se di fatto fosse rimasto membro dell’UE – i nodi ancora da sciogliere erano rappresentati dal confine tra Irlanda ed Irlanda del Nord – trovate tutti i dettagli nel mio ultimo articolo – e il mantenimento dei diritti dei cittadini europei residenti in Gran Bretagna.

Le agenzie hanno riferito di un accordo di 15 pagine sottoscritto nella notte dal Premier inglese, Theresa May, e dal Presidente della Commissione Europea, Jean Claude Juncker, che, almeno per il momento, non è stato reso pubblico.

Non so se sia questione di tempo, fatto sta che, da quanto si apprende, il Regno Unito non apporrà alcuna barriera tra Irlanda (membro dell’Eurozona) ed Irlanda del Nord (membro del Regno Unito) e che i cittadini europei residenti nel Regno Unito conserveranno tutti i diritti di cui disponevano.

L’ex di UKIP, Nigel Farage, tra i maggiori sostenitori di Brexit, ha già definito l’accordo “Un’umiliazione”; al contrario, Theresa May ne ha ribadito la bontà.

La mia avversione verso i populisti è risaputa, ciò nonostante, trovo difficile non sposare la tesi di Farage: chi votò per il leave, chi parlava di riconquista della sovranità nazionale, aveva ben altre idee – per quanto utopistiche – in mente.

La sensazione è che Theresa May abbia maturato la convinzione che niente era possibile strappare ad un’Unione forse mai così coesa, meglio dunque ingoiare il boccone amaro e concentrarsi sulla fase 2 di Brexit, quella che attiene alla sottoscrizione dei nuovi accordi commerciali, la quale si preannuncia complessa almeno quanto la prima, ma avremo tempo e modo di parlarne.

Vi ricordo che l’accordo raggiunto sarà ora sottoposto al vertice UE in programma il prossimo 14-15 dicembre e al Parlamento inglese, i quali saranno chiamati a pronunciarsi positivamente.

Infine, come al solito, l’invito è a commentare e condividere quest’articolo nel caso sia stato di vostro interesse, oltre che, nel caso non l’abbiate ancora fatto, a mettere un like alla mia Pagina Facebook, grazie.

AGGIORNAMENTO: A questo link potrete scaricare l’accordo ufficiale sottoscritto questa mattina da Regno ed Unione Europea.

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