Il Primo Ministro indiano, Narendra Modi.

Il Primo Ministro indiano, Narendra Modi.

L’India detiene due importanti record: è il Paese con la più alta crescita del PIL ma, nel contempo, è anche tra quelli con il maggior tasso di corruzione al mondo. Al fine di combattere questa enorme piaga sociale, martedì scorso, il Premier Narendra Modi, in un discorso alla Nazione, ha annunciato un piano shock attraverso il quale, a partire della mezzanotte del giorno stesso, tutte le banconote da 500 e 1000 rupie (rispettivamente 6.80 e 13.60 euro) sarebbero state rese illegali, diventando, pertanto, carta straccia.

Tale mossa fa seguito ad un’amnistia fiscale che ha portato alla luce circa 10 miliardi di dollari di nero e al lancio di un programma mirato alla diffusione degli istituti di credito nelle zone periferiche del Paese, quelle rurali, nelle quali vivono circa i due terzi della popolazione indiana.

I cittadini hanno tempo fino al 31 dicembre per recarsi in banca – le quali sono rimaste tutte chiuse il giorno successivo per prepararsi all’operazione – per cambiare le vecchie banconote in quelle nuove da 500 a 2mila rupie – quelle da mille saranno rimpiazzate dal nuovo taglio da duemila – con alcune restrizioni: la possibilità di cambiare massimo 4mila rupie per volta e di ritirarne 10mila, per un tetto settimanale fissato a 20mila rupie.

Si tratta, secondo i media locali, della più grande operazione di demonetizzazione degli ultimi 40 anni: 22 miliardi di banconote coinvolte, l’86% del valore di quelle in circolazione per un ammontare espresso in dollari di 214 miliardi, il 14% del PIL del Paese.

Il Premier indiano ha spiegato che tale piano ha l’obiettivo di portare alla luce l’enorme economia sommersa indiana – si stima sia il 50% di quella ufficiale – eliminare la moltitudine di banconote contraffatte, ostacolare il finanziamento delle organizzazioni terroristiche – ricordiamo che i rapporti India-Pakistan continuano a non essere idilliaci – e combattere la corruzione, in particolare quella politica, date le incombenti elezioni in Uttar Pradesh, il più popoloso stato indiano.

Questi problemi rappresentano secondo Modi i più grossi ostacoli sviluppo del Paese, nonché alla lotta alla povertà; l’India, infatti, ha uno strenuo bisogno di rendere più efficace la raccolta fiscale, in modo da disporre delle risorse necessarie atte a finanziare gli importanti progetti di modernizzazione del Paese.




È chiaro che per un’economia sì in forte ascesa ma ancora poco sviluppata, un’operazione del genere, seppur molto giusta – costringe, in un sol colpo, chi detiene il nero ad autodenunciarsi alle autorità ed elimina dal mercato le banconote false – presenta innumerevoli difficoltà.  Molti cittadini, infatti, come del resto molte piccole aziende – esse rappresentano circa il 40% dell’economia indiana – si sono trovati da un giorno all’altro in crisi di liquidità, con il rischio di fallire, senza trascurare il rischio deflazione, con i prezzi, infatti, data la scarsità di denaro in circolazione, già crollati, e quindi di risvolti negativi anche sulle prospettive di crescita del Paese.

Sono 5 i settori maggiormente colpiti:
  1. Il settore immobiliare. I costruttori sono soliti accettare una parte di quanto richiesto – tra il 10 ed il 20% – in contanti, in modo da sottrarre parte dei loro guadagni al Fisco. La morìa di banconote da 500 e 1000 rupie dovrebbe indebolire tale fenomeno.
  2. L’oro. Gli indiani sono soliti custodire parte delle loro ricchezza in oro, allo scopo di sottrarla dall’occhio del fisco. L’India, infatti, insieme alla Cina, è tra i più grossi detentori del prezioso metallo, si stima infatti che nelle abitazioni indiane vi siano 20mila tonnellate di oro. L’eliminazione delle banconote da 500 e 1000 rupie dovrebbe far insorgere dei problemi al suo acquisto, costringendo gli indiani ad investimenti su mercati diversi, quali quello azionario e obbligazionario.
  3. Motocicli. L’india rappresenta uno dei più fiorenti mercati per i veicoli a due ruote. Essi spesso vengono pagati in contanti, dunque, l’eliminazione dei tagli da 500 e 1000 rupie, potrebbe sortire un rallentamento delle vendite di tali veicoli nei prossimi mesi.
  4. Beni durevoli. La domanda indiana è nella cosiddetta fase di “primo acquisto”, ossia quella dei primi elettrodomestici. Come detto, le fasce più deboli della popolazione indiana, vuoi per la mancanza di un conto corrente bancario, vuoi perché il denaro necessario al loro acquisto deriva spesso dalla corruzione, con i politici disposti a scambiare soldi in cambio di voti, preferiscono pagare in contanti. Anche in questo caso, quindi, il dover sostituire le banconote a più alta denominazione potrebbe comportare una frenata agli acquisti.
  5. Microfinanza. La messa fuori legge delle banconote da 500 e 1000 rupie, infine, potrebbe comportare dei ritardi nella riscossione dei prestiti tra le fasce più povere della popolazione.

Chi dovrebbe invece beneficiarne sono le aziende che hanno investito nei pagamenti elettronici, in particolare quelli mediante smartphone. In Cina, WeChat, un’app simil Whatsapp, detiene quote di mercato enormi anche in virtù della possibilità di effettuare micro-transazioni; altre aziende, tra cui Blackberry con il suo BBM che spopola in Indonesia, si stanno muovendo in tal senso per accaparrarsi un mercato potenziale da oltre un miliardo di persone.

Quello dell’abbandono del contante tout court, o comunque dal rendere illegale i tagli a denominazione più alta, allo scopo di combattere corruzione e criminalità, è un argomento assai dibattuto tra economisti e banchieri centrali, gli stessi governatori Bce e Fed, Mario Draghi e Janet Yellen, si erano detti favorevoli alla messa fuori legge delle rispettive banconote da 500 euro e 100 dollari.

Per quanto mi riguarda, sul tema, ho appena cominciato a leggere “The Curse of Cash” di Kenneth S. Rogoff, ripromettendomi, nelle prossime settimane, di scrivere qualcosa a riguardo.

Il piano di Modi si pone per ovvie ragioni degli obiettivi più bassi – l’India, come descritto, non è nella condizione di eliminare il contante – ciò nonostante, quello del Premier indiano rappresenta un ambizioso programma anche perché, discorrendo con alcuni cittadini indiani sotto un post Facebook di Bloomberg che riportava la notizia, le nuove banconote saranno dotate di chip RFID, dunque più facilmente identificabili e meno esposte al rischio falsificazione.