performance pound dopo brexit

Il 23 giugno è stato un vero e proprio spartiacque per la sterlina inglese. Da allora, la valuta di Sua Maestà, ha subito un vero e proprio tracollo, tracollo che, a seguito dei nuovi stimoli introdotti dalla Bank of England – ne abbiamo parlato nell’articolo “Bank of England, ecco il piano anti-Brexit” – resi necessari dal taglio delle prospettive di crescita del Regno Unito, è destinato a continuare.

Dal grafico di Bloomberg è possibile osservare che la sterlina inglese detiene il poco invidiabile record di essere la valuta, tra le 32 maggiori, che più si è deprezzata nel corso del 2016, addirittura più del peso argentino. Il cambio con il dollaro è in questo momento a 1.29, in calo del 12% da inizio anno, quello con l’euro a 1.16, in calo addirittura del 17% e, con l’aumento dei tassi USA ormai prossimo, il rapporto con la valuta americana è destinato a diminuire ulteriormente, anche perché, come il governatore britannico Carney sottolineò nel corso dell’ultimo board, non è da escludere un nuovo taglio dei tassi ad un livello “close to, but a little above, zero.”

Decidere di abbandonare la più grande area di libero scambio del mondo per un improbabile bisogno di libertà non è uno scherzo, i cittadini di Sua Maestà se ne stanno via via rendendo conto.