E se questa fosse la volta sbagliata?

da | Ott 3, 2014 | Politica economica | 0 commenti

Diciamoci la verità, l’Italia raramente ha saputo tenere la parola data; del resto, la storia parla chiaro, persino in guerra abbiamo spesso e volentieri voltato le spalle ai nostri alleati e questa “abitudine” non è certo cambiata nel corso degli ultimi decenni, tutt’altro.

Il nostro Premier Renzi è convinto che anche in questo il nostro Paese debba compiere un deciso passo in avanti al fine di (ri)acquistare quella credibilità internazionale che, a suo dire, dovrebbe dar linfa nuova agli investimenti esteri nel nostro Paese; da lì, quindi, l’intenzione di rispettare a tutti costi gli annosi parametri imposti dal trattato di Maastricht, il 3% su tutti, nonostante la dottrina sia ormai convinta che essi siano anacronistici e che debbano, per il futuro dell’Europa, necessariamente essere superati.

È di ieri la notizia del rifiuto da parte del governo francese di intraprendere nuove misure di austerity; da Parigi si stima un deficit del 4,4% per quest’anno, del 4,3% per il 2015, del 3,8% per il 2016, con un rientro sotto la fatidica soglia del 3% (al 2,8%), atteso per il 2017, per altro per molti operatori piuttosto ottimistico.

Come detto, l’austerità in Europa ha fallito: le tesi di Reinhart e Rogoff prima, e di Alesina e Ardagna poi, per citare le più famose ed influenti, si sono rivelate, volendo usare un eufemismo, errate; da lì quindi la necessità di rispolverare Keynes e ristabilire la relazione secondo la quale sarebbe la bassa crescita a generare un elevato debito e non, come avevano voluto farci credere in questi anni, il contrario, ossia che un elevato debito sarebbe la principale causa di una bassa crescita economica.

Veniamo quindi alla domanda che dà il titolo a questo mio articolo: e se questa fosse la volta sbagliata? Se questa fosse la volta buona, parafrasando uno dei famosi slogan del nostro Premier, per non tenere (ancora una volta) ai patti presi ormai più di vent’anni fa?

Il mio timore è che la Francia, sforando il 3%, (non che fino ad adesso sia stata così attenta a questo parametro, intendiamoci, sono davvero pochi i Paesi a rispettarlo) possa ritornare a crescere, mentre noi, ancorati ad una serietà che neanche ci appartiene, rischiamo di restare al palo, stretti nella morsa di un debito che ci preclude qualsiasi possibilità di crescita.

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