Nozze gay: il mio punto di vista.

da | Mag 27, 2015 | Altro | 4 commenti

Continua a far discutere l’esito del referendum svoltosi in Irlanda sulle nozze gay che ha visto prevalere i “sì” con il 62% delle preferenze ed io non riesco ancora a comprenderne il motivo. Non riesco a comprendere come il riconoscimento di un diritto altrui possa ledere in qualche modo chi non ne beneficia, mi spiego meglio.

Esiste una netta distinzione tra il matrimonio cattolico, ossia quello celebrato in Chiesa, e quello dello Stato, e non vedo perché essi non possano basarsi su presupposti diversi. Viviamo in un mondo libero, in cui possiamo tranquillamente scegliere o l’uno o l’altro o, come nella maggior parte dei casi, entrambi. Non capisco, quindi, come un cambiamento nelle modalità con cui è possibile celebrare il matrimonio in uno Stato possa imbarazzare o indignare chi professa la fede cattolica. Non capisco dunque alcune dichiarazioni paradossali di alcuni ecclesiastici come, nel contempo, non capisco questo astio generalizzato verso la Chiesa da chi non crede o da chi ha, comunque, una visione diversa di Dio. L’impressione è che si dia valenza alla libertà di espressione soltanto quando chi è parte in causa rappresenta la minoranza, nel momento in cui tale situazione si rovescia, la persona più liberale si trasforma all’improvviso nel più crudele dei tiranni.

Ribadisco, i due matrimoni si basano su presupposti diversi: quello cattolico, seppur la prassi ci abbia abituato diversamente, ha alla base la benedizione di un’unione definitiva di due persone allo scopo di procreare, dunque, per forza di cose, esclude la possibilità di avere una coppia formata da due individui dello stesso sesso; quello dello Stato, invece, concerne la “semplice” unione di due persone attraverso la quale si hanno tutta una serie di diritti che non hanno nulla a che vedere con la procreazione, dunque, non vedo perché si debba negare a priori questa possibilità.

A mio avviso, quindi, si tenta di mescolare due atti che in comune hanno ben poco. Se credi in Dio accetti ciò che è scritto nella Bibbia, se non ci credi, sei liberissimo di contrarre matrimonio con chi ti pare. Mi sembra una polemica sterile, come quella degli atei battezzati che vogliono farsi sbattezzare: se non credi nel Sacramento del Battesimo si è trattato di un normalissimo bagnetto, perché allarmarsi, gli atei non si lavano?

Io credo sia sacrosanto riconoscere legalmente l’amore di due persone dello stesso sesso, non tanto per l’amore in sé, che non ha nulla a che vedere con quattro scartoffie, e che è a mio avviso qualcosa di ben più alto, quanto per la possibilità da parte loro di beneficiare di tutta una serie di diritti di natura economico-sociale altrimenti negati. Non è giusto, per esempio, che il proprio partner omosessuale non entri a far parte della successione legittima in quanto legalmente non sposato con il defunto (de cuius), o che, nel caso di ricovero, egli non possa beneficiare dello status di parente in ospedale. Questi sono soltanto due semplici esempi, se ne potrebbero fare tanti altri.

Credo, inoltre, che questa avversione alla possibilità di contrarre matrimonio non derivi dal non essere d’accordo al riconoscimento di tali diritti, che sono sacrosanti e su cui neppure dovrebbe esistere discussione, quanto piuttosto all’immagine che i media hanno costantemente fornito degli omosessuali, ossia quella di persone di dubbio gusto conciate a mo’ di sfilata di Carnevale; ritengo sia questo il vero nemico da sconfiggere, la strada da percorrere verso una totale e reale accettazione.

Riguardo invece l’adozione nutro più di qualche riserva: da un lato credo che l’amore sia amore in tutte le sue forme, dall’altro, però, la natura ci dice che un bambino nasce dall’unione di due persone di sesso diverso, dunque non so fino a che punto sia giusto permettere l’adozione, soprattutto nella realtà in cui viviamo in cui se sei omosessuale sei ancora considerato diverso, con il rischio di serie ripercussioni sull’adottato.

Cominciamo dunque a riconoscere un diritto sacrosanto che è quello di contrarre matrimonio, per il resto ci sarà tempo e modo per discuterne.

 

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