Con l’espressione digital divide si intende il divario che separa chi ha effettivo accesso alle tecnologie dell’informazione, ossia alla rete internet, da chi ne rimane escluso. Da questa problematica, piuttosto diffusa nei cosiddetti “Paesi in via di sviluppo”, non risulta esente neppure l’Italia, nonostante il nostro Paese rientri a pieno titolo nel novero delle più sviluppate economie del mondo.
Tale condizione nasce dalla mancanza di una visione di insieme e di lungo periodo concretizzatasi attraverso piani sommari, e mai realizzati sino in fondo, portati avanti da governi troppo miopi da comprendere appieno le sterminate potenzialità offerte dalla Rete.
So che nell’immaginario comune, soprattutto tra persone un po’ più avanti con gli anni, sia difficile pensare che stare al computer equivalga a studiare o a lavorare, diciamoci la verità, sono ancora tante le persone a ritenere Internet una perdita di tempo o una delle tante mode di noi ragazzi (l’avvento dei social ha probabilmente acuito questa sensazione), sotto la quale, in realtà, spesso si cela una sorta di repulsione, frutto del sentirsi incapaci ed inadeguati verso ciò che non è consuetudinario. Con l’avanzare dell’età, poi, perdiamo proprio la voglia di cimentarci con le nuove tecnologie, si tende a rifiutare a priori tutto ciò che non conosciamo trincerandoci dietro un “Non ne capisco”, “Non sono esperto”. È quello che devono aver provato anche i nostri governanti, i quali spesso hanno un’età media ben superiore a quella europea, non è quindi un caso se l’Italia, ad oggi, per quanto concerne lo sviluppo della rete Internet, rappresenta il fanalino di coda in Europa. Come se non bastasse, anche in questo il nostro Paese risulta a sua volta spaccato in due, con un Meridione afflitto da un digital divide addirittura disperato.
E’ da queste premesse che nasce l’Agenda Digitale, la quale rappresenta una delle principali 7 iniziative della più ampia strategia “Europa 2020”, attraverso la quale si punta ad una crescita inclusiva, intelligente e sostenibile dell’Unione. La base di partenza, come detto, non è delle migliori: se per quanto concerne l’accesso della popolazione ad una connessione 2-20 Mbps il risultato medio dell’Italia è paragonabile a quello europeo (96,9% contro 97%), parentesi, ritenere oggi una connessione da 2 Mbps a banda larga fa sorridere, non è lo stesso per quanto riguarda quelle da 30 Mbps dove l’Italia si ferma ad un 22.3% contro il 64% della media europea. Infine, solo il 6% della popolazione europea dispone di una connessione a 100 Mbps mentre per l’Italia, a tale voce, vi è un “N.d.” (Non disponibile) che è tutto un programma.
Con il governo Renzi, non a caso il Premier più giovane della storia della nostra Repubblica, il piano di digitalizzazione dell’Italia sembra aver imboccato la strada giusta; a più riprese, infatti, egli ha sottolineato la necessità di un cambio di marcia. Diciamo che, in linea di massima, anche in questo caso il ruolo dell’Europa è stato cruciale, solo che i nostri politici sono soliti dare risalto al “Ce lo chiede l’Europa” solo quando la connotazione appare agli occhi dell’opinione pubblica negativa.
Al precedente piano messo a punto da Infratel Italia S.p.A., società in-house del Ministero dello Sviluppo Economico – che includeva un “Piano Nazionale Banda Larga”, con lo scopo di fornire una connessione 2-2-20 Mbps a tutta la popolazione, cominciato nel 2008 e ora in fase di completamento, e un “Progetto Strategico Banda Ultralarga”, avviato nel 2013 e in via di conclusione entro la fine del 2015, con il quale alle Regioni che vi hanno aderito (tra queste c’è la Campania), verrà garantita una connessione da 30 Mbps in media al 55% della popolazione – ne è stato aggiunto, il 3 Marzo di quest’anno, un secondo, denominato “Nuova strategia Banda Ultralarga del Governo”, con l’obiettivo di massimizzare la copertura della popolazione ad almeno 100 Mbps, con priorità alle imprese e pubbliche amministrazioni, garantendo, nel contempo, almeno 30 Mbps al 100% della popolazione. Inoltre, è prevista la creazione di un catasto del sotto e sopra suolo, per sfruttare appieno le infrastrutture esistenti e garantire trasparenza delle procedure autorizzative, riducendo così al minimo l’impatto ambientale e i costi di implementazione. Insomma, qualcosa si muove in pentola, più di qualcosa.
Spostando la nostra attenzione sulla nostra realtà, analizzando i dati forniti da Infratel si evince che il 69.6% del popolazione di Massa Lubrense ha a disposizione una connessione 2-20 Mbps con l’aggiunta di un altro 13.8% per quanto concerne l’esclusivo accesso wireless. Numeri in teoria non così deludenti, ma fin troppo ottimistici dato che la forbice tra 2 e 20 è troppo ampia: la realtà è che molte delle nostre connessioni, fatta eccezione della zona nord del Comune (S.Agata), sono da 2 Mbps, anzi, in molti casi quel “2” è solo sulla carta, si naviga molto più lentamente. Riguardo le connessioni a 30 Mbps, siamo di fronte ad un eloquente 0%.
Il futuro però appare roseo: dai lavori effettuati in questi mesi, che sicuramente avrete notato dato che hanno ridotto il nostro Comune ad un cantiere a cielo aperto, si otterrà una copertura da 30 Mbps per l’intera popolazione massese.
Continuando poi con l’analisi dei dati si scopre che nel nostro Comune sono in corso due interventi pubblici ed uno in partnership con un operatore privato, Telecom Italia, finanziati attraverso il fondo FESR (Fondo Europeo Sviluppo Regionale).
Esaminiamoli nel dettaglio. Il primo intervento, che attiene alla Banda Ultralarga, segue il modello di intervento cosiddetto “C”, ossia ad incentivo. Tale modello prevede che, per ogni utente collegato, parte dei costi di infrastrutturazione siano rendicontabili. La proprietà rimane dell’operatore beneficiario e, in cambio, l’operatore, che si aggiudica l’assegnazione del contributo, si impegnerà a rispettare le condizioni di massima apertura sulle infrastrutture, realizzate con incentivi pubblici per l’intera vita utile delle stesse. Secondo i dati Infratel, i lavori sarebbero completi al 71% con data di conclusione 1 Agosto 2015. Non è dato sapere se tali dati non siano del tutto aggiornati (probabile dato il periodo estivo), o siano stati riscontrati dei ritardi.
Il secondo intervento, invece, finalizzato alla Banda Larga, prevede un modello di intervento di tipo “A”, ossia diretto. Esso è finalizzato alla realizzazione delle opere passive di accesso, quali cavidotti multi-operatori, posa di cavi in rete di accesso primaria e secondaria. Una volta completato l’intervento infrastrutturale, interamente realizzato con fondi pubblici e, pertanto, di proprietà pubblica, sarà selezionato, mediante gara a evidenza pubblica un soggetto concessionario (che potrà essere costituito anche da più operatori riuniti nelle forme previste dalla normativa applicabile), che si impegnerà a offrire l’accesso passivo e a cedere i diritti di uso delle infrastrutture realizzate agli operatori TLC che collegheranno i clienti finali al servizio di connettività di nuova generazione. In questo caso, l’avanzamento complessivo dei lavori sarebbe al 51% mentre i lavori infrastrutturali risultano completati.
Riguardo il terzo intervento, ossia quello in partnership con Telecom Italia, come da modello di intervento “B”, i lavori, che secondo le stime avrebbero dovuto concludersi al 30 luglio 2015, sarebbero completi al 20%. Vale il discorso fatto prima: magari i dati, causa vacanze estive, non sono aggiornati, o quantomeno l’auspicio è quello.
Al di là di tutto, mi sento dire che non c’è da fare troppi gli schizzinosi, abbiamo vissuto per anni con connessioni ridicole, un leggero ritardo lo baratto senza remore con un’infrastruttura che si riveli solida e duratura.
Un’Italia finalmente connessa porterà, tra le altre cose, una maggior competitività e opportunità di sviluppo per le nostre imprese, non ultime quelle legate al settore del turismo, una Pubblica Amministrazione più efficiente e finalmente al servizio del cittadino, basta lunghe code agli sportelli per un qualsiasi documento o richiesta, nuovi modelli di apprendimento e di sviluppo per i nostri figli e, infine, una vera pluralità d’informazione, uno dei grandi temi di questo Paese, non risolti dalla deludente riforma Gasparri del 2004.

AGGIORNAMENTO: Collegandosi al sito di Infratel Italia e digitando “Massa Lubrense”, si può osservare che la percentuale di completamento dei lavori è aumentata dalla stesura di questo articolo, in particolare per l’intervento di tipo “A”, ossia diretto, i lavori risultano ultimati ed il servizio “attivo”. Nel caso ci sia tra i lettori qualcuno che abita nella zona interessata (Da Villaggio Casa a S. Agata), sarebbe interessante leggere una testimonianza di chi, da pochi giorni, ha cominciato a beneficiare del servizio.

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