Se c’è una cosa che non ho mai digerito dei nostri compaesani è senza dubbio quell’eccessiva disponibilità e comprensione verso i forestieri, chiunque essi siano, che chiaramente raggiunge l’apice proprio durante la stagione estiva. Intendiamoci, l’accoglienza in una località turistica è la base, la condicio sine qua non di un’attività di successo, ma vedo troppo spesso questo atteggiamento, di per sé, lo ripeto, imprescindibile, trasformarsi in un servilismo che francamente mi disturba ed infastidisce.


Tutto d’un tratto qualsiasi persona a noi estranea si trasforma in “Dottore”, “Signore” o in qualche altro appellativo altisonante, non importa il modo in cui essa si comporti, la vista di un’auto lussuosa, di un qualche capo di abbigliamento firmato, ci rende immediatamente succubi e comprensivi.
Non so se ciò dipenda dalle nostre radici, in fondo Napoli, è sempre stata terra di conquista, dalla caduta dell’impero romano d’Occidente (476 d.c.), sino alla Proclamazione del Regno d’Italia (1861), sono molti i popoli stranieri che si sono succeduti alla nostra guida. Trovo vi sia un complesso di inferiorità piuttosto marcato nei confronti del prossimo, è una sensazione che, per assurdo, si sperimenta anche nei confronti dei nostri stessi concittadini nel momento in cui essi si trasferiscono per un certo periodo altrove: al loro ritorno sono tutti pronti ad incensarli, come se il solo essersi allontanati dal nostro paese li renda automaticamente degni di elogio e rispetto.
Ciò che voglio dire è che in questo periodo molti nostri concittadini sembrano perdere qualsiasi dignità, diventano dei tappeti, accettando tutto ciò che in un altro contesto sarebbe intollerabile: schiamazzi notturni, pirati della strada, spazzatura lasciata in strada, e per strada, a qualsiasi ora, fregandosene altamente della cosiddetta “Porta a porta”, uno dei (pochi) fiori all’occhiello della precedente amministrazione comunale; quando vedete il “Signore” di turno che la domenica sera, prima di tornarsene a casa, lascia la spazzatura di una settimana intera accanto al cestino adibito ai piccoli rifiuti, quello dove magari i nostri figli gettano la carta del gelato o la bottiglina di Coca Cola dopo la partita al campetto, non fate finta di nulla, rimproveratelo davanti a tutti, ricordategli di rispettare la legge, magari aggiungendo che con questo caldo il rischio di malattie è molto alto. Potrei continuare ancora per diverse righe nella descrizione di comportamenti analoghi, il punto della discussione è che tutti questi atteggiamenti irrispettosi, per non dire deplorevoli, vengono mascherati da un “Ci portano i soldi…”. Trovo questa sorta di comprensione aberrante, noi che viviamo qui tutto l’anno dovremmo essere i primi guardiani del Paradiso in cui siamo nati e cresciuti, dovremmo custodirlo gelosamente, difenderlo con le unghie e con i denti, non far finta di niente o addirittura girare la faccia dall’altro lato, per il timore che una reazione stizzita possa farci perdere un cliente o la possibilità di ricevere qualche favore. Se chi viene qui non conosce il rispetto per la natura e le persone, se chi viene qui crede di potersi comportare come si comporta a casa sua, se non peggio, è vitale farglielo notare e, all’occorrenza, insegnargli cosa sia l’educazione. “Non abbiate paura” diceva Papa Paolo Giovanni II, non abbiate paura di alzare la voce e anche di litigare se la vostra causa è giusta, chi deve vergognarsi è chi si comporta in un certo modo, non chi, con dignità lo denuncia. Inutile poi prendersela con le istituzioni se qualcosa non funziona se i primi a fregarcene siamo noi stessi. Bisogna capire, ed è un aspetto che se non erro ho già toccato in un precedente articolo, che ciò che sta al di fuori delle nostre abitazioni ci riguarda eccome, le strade, la spiaggia, il campetto e che dir si voglia, non sono di nessuno, sono di tutti! E mostrarsi gentili ed accoglienti è un nostro dovere, ma, nel contempo, è un nostro diritto che quel che abbiamo di bello non venga deturpato per la maleducazione di qualcuno. Quando girate la faccia, uso la seconda persona plurale e non la prima perché io non lo faccio mai, ricordate che state facendo un dispetto non solo a voi stessi, ma ai vostri figli e nipoti, alle generazioni che seguiranno, perché a distruggere qualcosa ci vuole un attimo, a ripristinarlo, quando possibile, ci vogliono anni ed anni.

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