Si dice che per valutare la condizione economica di un Paese, basterebbe contare il numero di agenzie di scommesse presenti sul territorio; spesso, quando mi reco in un tabacchi e rimango imbottigliato tra le tante persone intente a scommettere sulle continue ed infinite estrazioni giornaliere del “10 e lotto” o, quando io stesso sono in fila nel fine settimana in una delle agenzie di scommesse sportive per giocare quella che nel gergo popolare è divenuta “La bolletta”, mi ritrovo a pensare a questo aforisma.

Sicuramente la recessione vissuta in questi anni, e che ancora tarda a placarsi, ha concesso delle opportunità di sviluppo enormi al settore del gioco d’azzardo, ma, a mio avviso, sarebbe troppo facile ridurre tutto a “La Crisi”, soprattutto se consideriamo che la nostra realtà ne è stata colpita solo in parte, in quanto i principali fruitori del nostro mare, dei nostri ristoranti ed alberghi, appartengono alla classe sociale medio-alta, quella che meno l’ha sentita (anzi, per certi versi, ne ha persino beneficiato), e che il lamentarsi dei tanti operatori turistici della zona è diventato più una strategia per lasciare qualche lavoratore a casa al fine di ingrossare il proprio portafogli, che una reale necessità di stringere la cinghia. Ritengo, piuttosto, che l’espansione di questo settore, l’unico a non aver conosciuto crisi in questi anni di difficoltà, sia soprattutto figlio della deriva morale, più che economica, della nostra comunità ma, più in generale, dell’Italia intera.

Il denaro sembra aver ormai surclassato qualsiasi valore, viviamo in una società a cui importa più quanti soldi hai che la persona che sei, la stima e l’ammirazione del prossimo vanno di pari passo con l’auto, l’abitazione, l’abbigliamento o il cellulare che si possiede e, cosa, più preoccupante, pare non conti neppure da dove essi provengano, l’importante è aver soldi, averne sempre di più, e più degli altri. Siamo disposti a tutto pur di accumularne, l’idea che i soldi siano il frutto di sacrifici, prima nello studio, poi nel lavoro, appare oggi un concetto obsoleto, quasi anacronistico, e il gioco d’azzardo rappresenta una delle tante scorciatoie, per certi versi la più legale, che questa società ci presenta e quasi ci consiglia di imboccare. Sei una persona per bene, magari preparata, che ha studiato, o a cui, più semplicemente, piace tenersi informato? Se non riesci a guadagnare cifre importanti per girare in SUV agli occhi di questa società malata sei quasi un zero, figuriamoci se un lavoro neppure ce l’hai, il tuo titolo di studio può servire al massimo per una battutina al bar e qualche complimento non troppo convinto di chi magari un libro neppure l’ha mai aperto, meglio “Impararsi un mestiere” si è soliti dire, con la speranza vana ogni settimana di vincere al Super Enalotto e mettere fine alla frustrazione di quel mestiere imparato, ma mai digerito, e trasferirsi su una spiaggia in Tailandia per trascorrere lì il resto dei propri giorni. La verità è che sembriamo aver più fiducia nel fato, anzi, quasi ci abbandoniamo ad esso, che in noi stessi, nelle nostre capacità, e questo ha dello spaventoso. Spesso, per giustificare questa infinita bramosia di denaro, si fa il solito discorso del non arrivare a fine mese, nessuno sembra mai arrivare a fine, tutti seppelliti dalle finanziarie, la verità, di nuovo, è che spesso non arriviamo a fine mese non per scarse disponibilità economiche, ma perché ci sforziamo di vivere da nababbi quando nababbi non siamo; non ci accontentiamo, seguiamo dei regimi di vita insostenibili pur di sentirci accettati dagli altri, e il bello è che ognuno a sua volta agisce nel medesimo modo, con il risultato che appariamo tutti ricchi dall’esterno ma sempre più poveri dall’interno, in tutti i sensi. Viviamo sperando che una vincita possa farci cambiare vita senza comprendere che avere a disposizione maggiori ricchezze probabilmente ci porterà in una nuova condizione di insoddisfazione, data dal fatto che ci sarà sempre qualcuno che potrà disporne in maniera più abbondante di noi.

L’altra cosa che spaventa è che dietro tutto ciò ci sia lo Stato; ora, premesso che aver legalizzato il settore del gioco d’azzardo sia una decisione a mio avviso corretta, in quanto esclude la Malavita da questo profittevole business – in tal senso sarebbe auspicabile intervenire in maniera analoga anche in altri delicati settori – ritengo vi sia un aspetto che, purtroppo, non rende così diverso l’operare dello Stato da quello di una qualsiasi organizzazione criminale: le tempistiche, ossia la frequenza con la quale è possibile giocare; è civilmente accettabile, per esempio, effettuare le estrazioni del “10 e lotto” ogni tot. minuti e, nel contempo, leggere dappertutto la frase “Gioca responsabilmente”? Certo, mi direte, anche online si può scommettere in qualsiasi istante, ma la differenza, non trascurabile, sta nell’aver reso istantaneo e giocabile in un esercizio comune e presente ovunque, persino nelle più piccole realtà, qual è il tabacchi, il gioco del Lotto, il gioco popolare per eccellenza, quello a cui giocavano i nostri nonni, la cui nascita pare risalga addirittura al 1700, mettendo così a repentaglio i risparmi di centinaia di migliaia di italiani. Vi è a mio avviso un’incoerenza di fondo enorme, figlia del fatto che lo Stato dal gioco ottiene entrate ingenti – nell’ultimo “Bilancio di previsione dello Stato per l’anno finanziario 2015 e bilancio pluriennale per il triennio 2015-2017″ si stima che le entrate per l’Erario ammonteranno a 35,7 miliardi di euro – e che rinunciare ad esse sarebbe una strada non percorribile. Va inoltre aggiunto che, a differenza di problematiche analoghe, per esempio quella del fumo, nel caso del gioco non vi si sono costi per il Sistema Sanitario Nazionale o, comunque, essi sono, anche in prospettiva, proporzionalmente esigui; ne deriva, dunque, una sorta di indifferenza da parte delle istituzioni, nel senso “Noi lo slogan del “Gioca responsabilmente” lo mettiamo, se non lo segui affari tuoi, anzi, tanto meglio, noi ci guadagniamo pure”.

Vorrei, infine, chiarire una cosa. Non vorrei essere frainteso, intendiamoci, ognuno con i propri soldi ci fa quel che vuole, se si vuole impiegare il proprio denaro con il gioco è libero di farlo, quest’articolo non ha la velleità di farvi smettere di giocare, io stesso, come accennavo all’inizio di quest’articolo, da appassionato di calcio trovo soddisfazione nello scommettere qualche spicciolo a cadenza settimanale, se non più lunga, allo scopo di mettere alla prova le mia abilità, oltre che a dare un po’ di brio alle mie domeniche pomeriggio. Credo però sia importante tener bene a mente che è un gioco, è solo un gioco, e tale deve rimanere, guai a considerarlo un modo per migliorare le proprie condizioni di vita, come diceva mia nonna, “I soldi si fanno con il lavoro” e, aggiungo io, non possono e non devono essere il metro di giudizio di una persona.