Merkel-Macron

Il ritrovato feeling tra Francia e Germania. Nella foto, la stretta di mano tra la Cancelliera tedesca, Angela Merkel, ed il neo Presidente francese, Emmanuel Macron.

 

Il progetto europeo si è sempre diviso tra il sogno dei Padri fondatori di un’unione sovranazionale capace di accrescere il commercio tra gli Stati ed impedire così l’insorgere di nuovi conflitti mondiali, i quali, nel secolo scorso, avevano dilaniato il Vecchio Continente, e la razionalità degli attuali leader, titubanti nel voler farsi carico delle difficoltà altrui a.k.a. condividere i rischi di un’unione fiscale oltre che monetaria.

Eppure, gli ultimi anni avevano offerto una moltitudine di buoni motivi affinché quello spirito di solidarietà, che la più grande Crisi dal ’29 ha demolito, potesse essere recuperato.

Le continue provocazioni dal fronte russo, prima, con l’annessione della Crimea e le frequenti violazioni dello spazio aereo delle repubbliche baltiche, poi, con il prepotente intervento in Siria, allo scopo sia di ammaliare gli euroscettici, sia di rinvigorire un regime, quello russo, indebolito dalla caduta dei prezzi di gas e petrolio e dall’ascesa delle energie rinnovabili.

Anche dal fronte opposto, quello statunitense, le cose non erano andate come un tempo; l’Amministrazione Obama aveva tentennato riguardo un intervento diretto contro l’Isis, provando a spostare l’attenzione sul Pacifico e sulle provocazioni nord-coreane.

Infine, sul fronte interno, gli attentati kamikaze in alcune delle principali città europee, l’ultimo quello di Manchester, i tanti morti nel Mediterraneo, senza scordare gli spread alle stelle conseguenti alla “Crisi dei Debiti Sovrani” e la “minaccia”, sempre più reale, dei Paesi emergenti.

Insomma, nulla di tutto questo era stato sufficiente affinché l’Europa potessi scuotersi dal suo torpore.




Sembra proprio che l’Europa avesse bisogno di Donald Trump. E chi l’avrebbe mai detto?

Le uscita strampalate del Presidente americano su temi di interesse internazionale, quali gli scambi commerciali, con il ritiro da tutti gli accordi commerciali in discussione e la rinegoziazione di quelli in essere, la gestione dei richiedenti asilo e, soprattutto, sul tema ambientale, con il dietrofront sull’accordo di Parigi firmato dal suo predecessore, sommati agli interventi a gamba tesa sulla tenuta dell’Unione monetaria – secondo il Tycoon, destinata a crollare nel 2017 – e sulla Germania definita “very bad” in virtù delle eccessive, a suo dire, esportazioni di auto tedesche negli USA, hanno messo involontariamente l’Europa con le spalle al muro.

Certo, gli europei, nello specifico i francesi, ci hanno messo del loro con l’elezione di Emmanuel Macron, il quale sta dimostrando un carisma ed una determinazione che francamente invidio ai cugini d’Oltralpe.

Lo “schiaffo” a Putin di qualche giorno fa da parte di Macron sulla questione fake news e sui tentativi russi di influenzare le elezioni francesi – tema che andrebbe approfondito anche in Italia alla luce dell’articolo di Buzzfeed sui presunti rapporti Cremlino-Movimento 5 Stelle – fa il paio con le dichiarazioni della Cancelliera tedesca, Angela Merkel, la quale, qualche giorno dopo il deludente G7 svoltosi a Taormina, ha espresso una certa sfiducia nei confronti di Stati Uniti e Regno Unito, auspicando la necessità da parte dell’Eurozona di essere finalmente artefice del proprio destino.

Macron, di par suo, ha immediatamente seguito a ruota quanto dichiarato dalla collega tedesca e, con un video diffuso in rete, ha spiegato in inglese – sorprendente per un politico francese – quanto Trump stia commettendo un errore nell’abbandonare gli accordi di Parigi sul clima, coniando un nuovo slogan che riprende quello reso famoso dal Presidente americano: da “Make America Great Again” a “Make Our Planet Great Again”.

Dal ritrovato feeling franco-tedesco deriverà probabilmente il futuro dell’Europa.

Essa, nonostante rappresenti l’Area di libero scambio più ampia e ricca del mondo, complici i dissidi e gli egoismi tra i vari Paesi membri, non è mai riuscita a recitare un ruolo di primo piano come unicum nello scacchiere internazionale.

Ora sembra finalmente che quel momento sia arrivato.

Del resto, un’Europa a vocazione prettamente tedesca non era mai andata giù ai più: gli organismi comunitari, accusati spesse volte di fare esclusivamente gli interessi tedeschi, ignorando le difficoltà dei Paesi mediterranei – in particolare sui temi immigrazione e bilancio – avevano alimentato le correnti euro-scettiche, ora, il ritrovato appeal della Francia, sensibile anch’essa a tali questioni, dovrebbe rimettere un po’ d’ordine sulle priorità dell’agenda europea.

Poi, certo, è chiaro che dai proclami bisognerà passare ai fatti.

La Germania dovrà impegnarsi ad alleggerire alcune delle sue posizioni, sul tema eurobond per esempio, onde evitare che la fine del quantitative easing riporti gli spread alle stelle, o anche sul tanto chiacchierato surplus tedesco; la Francia, nel contempo, dovrà dar seguito alle promesse fatte in tema di riforma del mercato del lavoro e rispetto dei vincoli di bilancio.

Nel complesso, però, la sensazione è che l’Europa si sia finalmente decisa a cambiar passo.

Anche in tema di politica estera, detto del raffreddamento dei rapporti con Stati Uniti e Regno Unito e di una posizione finalmente più decisa verso la Russia, l’apertura della Merkel verso un accordo commerciale con la Cina – che tanto farà discutere – dopo quello – altrettanto discusso – realizzato qualche mese fa con il Canada (CETA), lascia presagire la volontà da parte dell’Europa di costruirsi un’alternativa solida ai “capricci” di Trump e May.

È da leggere su questo piano anche la visita in Europa del Premier indiano, Narendra Modi, il cui Paese, storica colonia inglese – forse anche uno smacco alla hard-brexit minacciata dalla May? –  è destinato, come descritto più volte dal sottoscritto, a recitare un ruolo di primo piano nel prossimo futuro.

Cina ed India rappresentano le economie con il più alto tasso di crescita, giusto guardare a loro per futuri accordi commerciali.




E l’Italia?

Beh, la sensazione è che la terza economia dell’Area euro continui a restare al palo o, almeno, le decisioni prese in questi giorni in tema di legge elettorale lasciano presagire questo scenario.

L’accordo su un modello proporzionale, ispirato a quello tedesco, con soglia di sbarramento al 5%, ci restituirà, con ogni probabilità, i soliti ed annosi problemi di governabilità, a mio avviso, il peccato originale del nostro Paese. Ancora, come affermato dal sottoscritto a più riprese, l’ingovernabilità rende gli Esecutivi più interessati a mantenere il consenso che ad attuare le riforme davvero necessarie al rilancio.

Così, mentre Germania e Francia avranno l’onore e l’onere di rinvigorire il progetto europeo, con la Spagna che ha ripreso a correre, noi italiani, alla stregua di quanto fatto finora dall’Eurozona sugli scenari internazionali, continueremo a recitare il ruolo di comparsa, nonostante il nostro indubbio peso economico.

L’Europa sembra essersi finalmente svegliata, l’Italia, invece, continuerà a dormire, e chissà ancora per quanto.

Se avete trovato quest’articolo interessante, vi invito a condividerlo sui social e a mettere un like alla mia pagina Facebook; inoltre, se non volete perdervi i prossimi articoli, il consiglio è di iscrivervi al blog inserendo la vostra mail, riceverete un messaggio ad ogni nuova pubblicazione, grazie.