Emmanuel Macron, Presidente Francia 2017

Il nuovo Presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron

Emmanuel Macron è il nuovo Presidente della Repubblica francese. Il leader centrista, nella giornata di ieri, ha trionfato con il 65.8% dei consensi nel ballottaggio che lo vedeva contrapposto al leader di estrema destra, Marine Le Pen, fermatasi al 34.2% delle preferenze.

viso macron e le pen, in cerchi colorati, con percentuali voti ricevuti

Esito secondo turno elezioni francesi – Fonte Bloomberg

In Italia, come già accaduto in precedenza, tra i partiti politici tradizionali è immediatamente scattata la corsa alla rivendicazione di questa vittoria, la quale, senza dubbio, rappresenta un duro colpo per l’ascesa dei partiti nazionalisti. Di tutto ciò avrete modo di leggere in abbondanza altrove, in questa sede, invece, è mia premura occuparmi di ciò che questo appuntamento elettorale può insegnarci. Procediamo per punti.

1) Il sistema elettorale francese, a differenza di quello italiano, funziona.

Proprio così, la legge elettorale francese, con i dovuti correttivi figli del diverso assetto istituzionale dei due Paesi – repubblica presidenziale per la Francia, repubblica parlamentare per l’Italia – andrebbe presa a esempio. Nel primo turno delle elezioni francesi, lo scenario era, se possibile, ancor più frastagliato di quello nostrano.

visi candidati elezioni francia, e cerchi colorati con percentuali dei voti ricevuti al primo turno di votazioni

Esito primo turno elezioni francesi – Fonte: Il Sole 24 Ore

L’idea di un doppio turno nel quale possano accedervi soltanto i due esponenti con il maggior numero di preferenze rappresenta a mio avviso la giusta semplificazione affinché una democrazia possa essere esercitata. L’Italicum, il quale prevedeva tra le altre cose, proprio il secondo turno, da questo punto di vista rappresentava probabilmente la giusta soluzione agli annosi problemi di governabilità del nostro Paese; la vittoria del “No” al referendum costituzionale prima e la successiva bocciatura della Consulta poi, proprio in virtù di questo aspetto – il premio di maggioranza resta in vigore soltanto nell’ipotesi, assai remota, che la lista raggiunga il 40% – lascia nella palude un Paese, il nostro, che più di ogni altra cosa necessiterebbe di stabilità politica per mettere mano, una volta per tutte, ad un serio piano di riforme strutturali. Dunque, chi ritiene che in Italia la priorità non sia una nuova legge elettorale si sbaglia.

2) I populisti non vanno inseguiti sul loro campo di battaglia.

Proprio così, la sinistra non deve inseguire i partiti populisti sul loro campo, cosa che puntualmente è avvenuta in Italia con la discutibile riforma sulla legittima difesa del PD passata l’altro giorno alla Camera. Macron non ha vinto scimmiottando le proposte assai discutibili, nonché irrealizzabili, della leader del “Front National”, Marine Le Pen, ma con un programma chiaro, coerente e altamente ispirato ai valori europei, lo testimonia anche l'”Ode to Joy” di Beethoven, l’inno dell’UE, eseguito al suo arrivo al posto della Marsigliese.

Per chi volesse approfondire il suo programma consiglio questa intervista rilasciata a “Il Sole 24 Ore” dal leader di “En Marche!” poco meno di un mese fa.

Ciò non significa accettare di buon grado qualsiasi dettame arrivi da Bruxelles con il solito claim “Ce lo chiede l’Europa”che l’UE così come concepita non funzioni è ormai chiaro a tutti – ma lottare dall’interno affinché essa cambi, e cambi davvero.

La soluzione semplicistica secondo la quale uscire dall’UE ci riporterebbe immediatamente alla prosperità è stupida, sarebbe un suicidio economico nel breve periodo – anche la Le Pen, “spaventata” dalla possibilità di vincere nei giorni scorsi aveva fatto marcia indietro su questo punto – mentre, nel lungo, minerebbe le possibilità di creare un blocco in grado di contrapporsi a Stati Uniti e Cina.

Come già ribadito in altre occasioni, i Paesi europei, presi singolarmente, non sono più in grado di esercitare il potere di un tempo e tale condizione, con la futura ascesa dei Paesi emergenti, l’India per esempio, non farà che peggiorare. Nei leader politici occorre senso di responsabilità, smettere di incolpare l’Europa per ciò che non funziona e, al contrario, collaborare a stretto contatto con le istituzioni europee affinché si attuino i necessari correttivi.

Il populismo non nasce dal nulla ma dal malcontento dei populi verso le istituzioni, mostratesi incapaci di realizzare ciò che avevano promesso. La vittoria di Macron non segna la fine del populismo, anzi, se il nuovo leader francese non dovesse riuscire nei propri intenti, esso riceverà nuova linfa. A riprova di ciò vi è l’alta percentuale di astensionismo, oltre il 25%, record storico dal 1969, e il record assoluto di schede bianche, il 12%. Insomma, una grossa fetta dell’elettorato francese si sente lontana dalla politica.

Senso di responsabilità è necessario anche nelle istituzioni europee, uscire dall’eccessivo tecnocratismo ed evitare inutili “campanilismi” è vitale per il futuro dell’Europa, fermo restando il necessario rispetto delle regole. Un’Europa diversa da quella vissuta finora è ancora possibile, “En Marche!”.

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