Brexit, arriva un altro stop!

da | Gen 24, 2017 | Politica economica, Tutto Su Brexit | 0 commenti

theresa may brexit

La telenovela brexit sembra non finire mai.

Qualcuno ricorderà il colpo di scena del 3 novembre scorso, quando l’Alta Corte britannica sentenziò di fatto contro il Governo inglese, chiarendo che prima dell’invocazione dell’ormai famoso art. 50 del Trattato di Lisbona, dovesse pronunciarsi il Parlamento, dato che il referendum del 23 giugno scorso, quello che aveva sancito la vittoria del fronte del “leave“, aveva carattere meramente consultivo.

Da lì la decisione da parte di Theresa May di ricorrere alla Corte Suprema del Regno Unito (Supreme Court of the United Kingdom), ossia l’organo più alto della giustizia d’Oltremanica.

Bene, stamattina la sentenza è arrivata e, con 8 voti contro 3, ha confermato quanto dispose l’Alta Corte britannica poco più di due mesi fa: prima di invocare l’art. 50, Theresa May dovrà passare per il Parlamento inglese.

Poteva però andar peggio per l’Esecutivo inglese: la Corte ha infatti chiarito che non servirà l’approvazione dei cosiddetti “devolved parliaments“, cioè dei parlamenti di Galles, Irlanda del Nord e Scozia, quest’ultimo in particolare assai critico con la decisione di uscita dall’Unione Europea e che, dunque, avrebbe potuto mettere i bastoni tra le ruote ai piani della May. Lord Neuberger, colui che ha presieduto la Suprema Corte, ha spiegato che il coinvolgimento degli altri Parlamenti nelle consultazioni del Governo centrale è stabilito per convenzione, non per legge, dunque il loro parere è non giuridicamente vincolante.




Quali conseguenze da questo pronunciamento?

Di fatto nessuna, la Brexit è un processo ormai irreversibile, l’ipotesi che il Parlamento si pronunci contro la volontà popolare è altamente improbabile. Tale imprevisto potrebbe però comportare uno slittamento nelle tempistiche di uscita, il termine di invocazione dell’Art. 50, fissato da Theresa May per la fine di marzo 2017, appare, a questo punto, difficilmente rispettabile.

C’è però una speranza per i fautori del “remain”, ossia che il processo legislativo imponga alcuni vincoli ai negoziati, impendendo così la piena esecuzione dei piani della May che, nel discorso di qualche giorno fa, aveva paventato un’hard brexit.

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