Manifestanti in Vallonia per il "No" al CETA

Un gruppo di manifestanti in Vallonia per il “No” al CETA.

In questi giorni avrete probabilmente sentito parlare del CETA, l’accordo di libero scambio tra UE e Canada, la cui chiusura è in queste ore messa a repentaglio dal “No” Vallonia, una piccola regione al sud del Belgio. Se non conoscete la vicenda, non preoccupatevi, con questo articolo ho provato a farvi luce, attraverso un approccio diverso dal solito, più schematico e, mi auguro, più reader-friendly.

Cos’è il CETA?

Il CETA (Comprehensive Economic and Trade Agreement) è un trattato di libero scambio tra Unione Europea e Canada concernente l’eliminazione del 99% dei dazi doganali (circa 9000 prodotti industriali ed agricoli) e la rimozione di tutta una serie di ostacoli a reciproche esportazioni, il libero accesso ad appalti pubblici, l’apertura del mercato dei servizi, la possibilità di offrire agli investitori condizioni certe e la prevenzione alla diffusione di copie illecite di innovazioni e prodotti tradizionali UE. I negoziati che hanno portato alla stesura di tale accordo sono cominciati nel 2009 e si sono conclusi nel 2014, mentre la firma è prevista per il prossimo 27 ottobre.
Secondo quanto ipotizzato dall’UE, il CETA contribuirà ad un aumento dell’interscambio Canada-UE del 20%, con benefici per gli esportatori UE, i quali realizzeranno risparmi per 500 milioni di euro l’anno.

Cosa occorre per la sua realizzazione?

Affinché esso diventi esecutivo a partire dal 1 gennaio 2017, è necessaria la ratifica di tutti gli Stati membri UE e del Parlamento Europeo.

Infatti, nei temi di seguito riportati, l’UE prevede il principio di unanimità, ossia che tutti gli Stati membri si esprimano positivamente a riguardo:

  • Politica estera e sicurezza comune (esclusi alcuni casi ben definiti, per esempio, la nomina di un rappresentante speciale, per il quale è prevista la maggioranza qualificata.
  • Cittadinanza (concessione di nuovi diritti ai cittadini UE).
  • Adesione UE.
  • Armonizzazione della legislazione nazionale in materia di imposte indirette.
  • Finanze UE (risorse proprie, quadro finanziario pluriennale).
  • Alcune disposizioni in materia di giustizia e affari interni (Procura Europea, diritto di famiglia, cooperazione di polizia a livello operativo ecc.)
  • Armonizzazione della legislazione nazionale in materia di sicurezza sociale e protezione sociale.

C’è accordo?

27 dei 28 Paesi di cui si compone attualmente l’Unione Europea sono favorevoli all’accordo, fa eccezione il Belgio, il quale, a causa del “No” della Vallonia, non è nella condizione di poterlo ratificare.




Cos’è la Vallonia?

La Vallonia è una delle tre regioni di cui si compone il Belgio. Si estende per 16.844 km2 ed abitata da circa 3.6 milioni di persone, rappresentando, dunque, meno dell’1% dell’intera popolazione europea.
La riforma costituzionale belga del 14 luglio 1993 ha determinato la creazione di uno Stato Federale su tre livelli:

  1. Governo federale con sede a Bruxelles.
  2. Tre comunità linguistiche: francofona, fiamminga, germanofona.
  3. Tre regioni: Bruxelles-Capitale, Fiandre e Vallonia, queste ultime due composte a loro volta da 5 province.

Principio base della riforma è la cosiddetta “equipollenza delle norme”; ciò significa che il governo unitario non ha alcun potere di sovrastare o contraddire i decreti varati dalle regioni confederate. Per quanto è di nostro interesse, affinché il Belgio possa ratificare un trattato internazionale, occorre il parere favorevole di 7 entità e regioni.

Come dicevo, il Parlamento autonomo della Vallonia, composto da 75 membri, il 10 ottobre si è espresso contro il CETA con 44 voti contro 22, impedendo così al Governo federale belga di poter siglare l’accordo.

Più in generale, in Europa, non basta il sì dei 28 Paesi, già di per sé piuttosto difficile da ottenere, ma ne occorrono addirittura una quarantina.

Le ragioni del “No” della Vallonia.

Le ragioni del “No” hanno tre diversa natura e sono così sintetizzabili:

  •  Natura economico-occupazionale. La Vallonia teme che il CETA possa destabilizzare le già precarie condizioni economiche della regione, la quale si regge grossomodo sull’allevamento di bovini e suini, determinando un peggioramento delle condizioni di lavoro, del sistema sanitario e delle norme a sostegno dell’ambiente e dei consumatori.
  • Natura legale. L’accordo prevede la creazione di un tribunale di arbitrato extragiudiziale in cui le imprese possano citare in giudizio i Governi nel caso questi ultimi si rendano protagonisti di leggi contrarie alle regole dell’accordo. Tale possibilità è invece preclusa agli Stati. Ciò, secondo il parlamento della Vallonia, potrebbe gettare le basi per una preminenza giuridica delle grandi multinazionali a scapito della sovranità degli Esecutivi.
  • Natura politica. Paul Magnette, leader del partito socialista e del governo della Vallonia, negli ultimi anni ha subito una forte perdita di consensi a favore di frange più estreme, in particolare del Ptb (Parti du Travail de Belgique). Dietro questo ostracismo al CETA, secondo i critici, ci sarebbe, da un lato, una strategia di recupero di consensi a sinistra, dall’altro, la volontà di ostacolare il Governo centrale, presieduto al momento da Charles Michel, leader del cosiddetto “Movimento riformatore”, di collocazione politica opposta, conservatrice.

Le preoccupazioni della Vallonia sono condivisibili?

Sembrerebbe di no. A differenza del TTIP (Transatlantic Trade and Investment Partnership), ossia del nebuloso accordo commerciale UE-USA, ancora in discussione ma destinato a naufragare, il CETA garantirà il rispetto delle norme UE in tema di sicurezza ambientale, dunque, se un’azienda canadese volesse esportare prodotti alimentari in Europa, non potrà utilizzare OGM (Organismi geneticamente modificati), né ormoni per la crescita.

Inoltre, l’impegno a prevenire la diffusione di copie illecite di prodotti tradizionali UE, metterebbe fine alla commercializzazione su suolo canadese delle copie dei nostri prodotti DOP e IGP, quali il Prosciutto di Parma, della Foresta Nera, il Parmigiano e così via.

Infine, il sistema di risoluzione delle controversie previsto, è stato concepito sulla falsariga degli accordi preesistenti UE-mondo e del NAFTA (North American Free Trade Agreement), ossia dell’accordo di libero scambio stipulato nel 1994 tra Stati Uniti, Canada e Messico.

È chiaro che una valutazione ex-ante, per forza di cose, non può essere attendibile al 100%. I piccoli imprenditori agricoli, per esempio, potrebbero subire la concorrenza proveniente da oltreoceano, un po’ come i nostri che con l’ingresso in Europa hanno sofferto quella degli altri Paesi membri. A trarne beneficio, se l’UE saprà far rispettare le regole, saremo noi consumatori che potremo beneficiare di prezzi più bassi e di maggior scelta, per quanto riguarda gli imprenditori, invece, la sfida si sposta sempre più sulla qualità del prodotto, campo nel quale l’Italia eccelle con il più alto numero di alimenti certificati (DOP, IGP, DOC, DOCG) al mondo, da qui quindi la possibilità di espandere oltreoceano i propri orizzonti.

L’accordo alla fine si concluderà? Quali risvolti?

La firma, come detto in precedenza, è prevista per il 27 ottobre, giorno nel quale avrà luogo il vertice euro-canadese. Ad oggi, come spiegato, questo accordo non è possibile. Nonostante ciò, il Presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, in un tweet si è detto ancora possibilista, forse più un invito al buon senso, che una manifestazione di ottimismo. Intanto le pressioni alla Vallonia da parte dell’intera Unione continuano, vedremo se un accordo in extremis verrà trovato.

tweet del Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk sul tema ceta

Il tweet del Presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk.

Al di là che un accordo si trovi o meno, ciò che suscita profondo disagio ed imbarazzo è l’idea che i “capricci” di una piccola regione belga, a predominanza agricola, possa mettere sotto scacco l’intera Unione, denunciando, per l’ennesima volta, l’inconsistenza ed i limiti di un’area valutaria e di libero scambio mal concepita, che sin dalla sua creazione ha spesso anteposto i miopi interessi dei singoli Paesi, contravvenendo i propositi alti che l’avevano vista nascere. L’assurda necessità di unanimità per decisioni come questa ne rappresenta il più chiaro segnale.

Le difficoltà connesse all’approvazione del CETA destano enorme preoccupazione in vista degli ancor più importanti appuntamenti che attendono l’UE, su tutte, l’accordo sulla Brexit, ma anche la discussione sulle sanzioni alla Russia e le future decisioni in ambito di politica energetica. In queste condizioni nessun accordo è possibile, urge una profonda revisione dei meccanismi decisionali in sede europea, ne va della credibilità e quindi del futuro dell’intera Unione.

Aggiornamento 27/10: accordo trovato.

Il Premier belga ha appena comunicato il raggiungimento di un accordo con la regione della Vallonia.




Il tweet del Premier belga Charles Michel che comunica il raggiungimento dell'accordo.

Il tweet del Premier belga Charles Michel che comunica il raggiungimento dell’accordo.

L’intesa sarà ora inviata all’Unione Europea e agli altri Parlamenti del Belgio i quali dovranno esprimersi entro la mezzanotte di venerdì. Tale intesa dovrà poi essere approvata dagli altri 27 Paesi dell’Unione. Troppo tardi dunque per il vertice euro-canadese previsto inizialmente per la data odiera in cui era attesa la firma, ne verrà probabilmente organizzato un altro nei prossimi giorni.

Aggiornamento 29/10: firma CETA, abbiamo una data.

L’accordo CETA tra UE e Canada verrà firmato a Bruxelles nella giornata di domani.

Aggiornamento 30/10: CETA, accordo firmato.

CETA: accordo firmato

Bruxelles. Da sinistra, il Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker, il Primo Ministro canadese Justin Tredeau e il Presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, firmato l’accordo CETA.