Legge di bilancio e condono fiscale

La legge di bilancio, presentata qualche giorno fa dal Premier Renzi e in queste ore al vaglio della Commissione Europea, sta alimentando il dibattito politico del nostro Paese.
Non è mia abitudine scrivere su provvedimenti ufficiosi, indiscrezioni o peggio ancora speculazioni – affronterò l’argomento legge di bilancio solo dopo l’approvazione da parte delle Camere – nonostante ciò,sento il bisogno di commentare alcuni dei provvedimenti illustrati sinora che, al di là della fantasia nella scelta dei nomi, rappresentano senza troppi giri di parole un condono fiscale, l’ennesimo condono fiscale.

Mi riferisco nello specifico al provvedimento ribattezzato “voluntary disclosure”, che mira a far emergere volontariamente il nero fiscale detenuto in Italia e all’estero mediante una tassazione vantaggiosa, e alla chiusura di Equitalia con conseguente cancellazione o, come si è voluto definirla seguendo il claim tanto caro al Premier, “rottamazione” delle cartelle esattoriali che, per la verità, dovrebbe escludere, per ragioni diverse, multe e IVA e riguardare soltanto la componente relativa ad interessi e more.

Come detto, un’analisi completa potrà essere effettuata soltanto dopo l’approvazione delle Camere, dunque, la discussione per il momento riguarda la sostanza, non il merito.

Si narra che il primo condono della storia risalga ai tempi dell’Imperatore romano Adriano, il quale, nel 118 d.c.,rinunciò a 900.000.000 sesterzi, grossomodo l’intero gettito annuale, per accrescere la sua popolarità agli occhi dell’Impero.
Facendo un balzo in avanti di quasi 2000 anni, possiamo osservare che in Italia, dal 1973 ad oggi, tralasciando i condoni edilizi, altra abitudine poco edificante della nostra classe politica, si sono susseguiti ben 6 condoni fiscali:

  • 1973 Governo Rumor IV – Ministro delle finanze Emilio Colombo.
  • 1982 Governo Spadolini I – Ministro delle finanze Rino Formica.
  • 1991 Governo Andreotti IV – Ministro delle finanze Rino Formica.
  • 1995 Governo Dini – Ministro delle finanze Augusto Fantozzi.
  • 2003 Governo Berlusconi II Ministro – delle finanze Giulio Tremonti.
  • 2009 Governo Berlusconi IV – Ministro delle finanze Giulio Tremonti.

Epoche diverse, Governi a maggioranza politica diversa, realizzazioni talvolta diverse, ciò che invece non è mai variato è lo scopo: rimpinguare le sempre vuote casse dello Stato e migliorare il consenso degli Esecutivi.
Non stupisce neppure che i condoni si ripresentino spesso a ridosso di una consultazione popolare. Infatti, che lo si voglia o no, il partito degli evasori è il primo partito di questo Paese – si stima che l’evasione abbia superato i 130 miliardi di euro, 5 volte l’ammontare dell’attuale legge di bilancio in discussione – con loro occorre fare i conti. O forse no?

Si fa sempre un grosso parlare di legalità, almeno fino a quando un Governo non osserva un calo del proprio consenso o le Opposizioni non intravedono la possibilità di uno sgambetto all’Esecutivo: è in queste circostanze che la politica, pur di raccattare voti, in maniera più o meno velata, si schiera dalla parte di chiunque, mettendo da parte qualsiasi etica.

Dunque, la risposta al “Si può fare a meno del voto degli evasori?” sarebbe affermativa se ciascun partito recuperasse quelli che sono i principi morali, la politica in sé non è sporca, anzi, probabilmente non esiste virtù più nobile dell’occuparsi del benessere della collettività, diventa sporca soltanto quando ad esso si antepone il singolo individuo.

Tornando ai provvedimenti, all’Italia non serve chiudere Equitalia, che tra l’altro si limita ad eseguire quanto disposto dai Governi – formati dai politici che in campagna elettorale sono soliti vessarla – all’Italia serve una riforma fiscale più semplice ed equa, che adempia al meglio quanto disposto dall’art. 53 della Costituzione.

Riguardo invece il “voluntary disclosure”, lo scudo fiscale o che dir si voglia, che nella fase 1 ha fatto emergere circa 60 miliardi di nero con un incasso di poco più di 4 miliardi – per la fase 2 è attesa l’emersione di ulteriori 30 miliardi, dunque circa 2 miliardi – capirete che su un bilancio di circa 800 miliardi di euro recuperare qualche miliardo non è poi chissà quale vittoria, anzi.

Un condono fiscale, infatti presenta effetti negativi e controproducenti da non trascurare:

  • Dà la sensazione a chi, nel rispetto della legge, con onestà, ha versato quanto dovuto di essere uno stupido, incoraggiandolo ad evadere a sua volta.
  • Crea aspettative di nuovi condoni, si dice sempre che il prossimo sarà l’ultimo, ma puntualmente ne rispunta un altro, alimentando il circolo vizioso dell’illegalità.

Occorre essere intransigenti con chi evade, costoro non devono avere la possibilità di rimettersi in riga a costi quasi nulli ogni tot. anni, occorre altresì un regime fiscale più equo, le imposte vanno abbassate, in modo che chi è onesto, non disponendo di risorse sufficienti a farvi fronte, non si trovi nella condizione di doverle evadere per sopravvivere, e chi lo è di meno non cada in tentazione.
È pacifico aggiungere che quando i servizi funzionano si è maggiormente propensi a partecipare alla spesa pubblica, le risorse necessarie non si recuperano strizzando l’occhio agli evasori, bensì attraverso la “Spending review”, tagliando sprechi e privilegi.

Purtroppo, si ritorna al punto di partenza, la politica deve recuperare moralità.