Rincari conto corrente

Come sappiamo, dal 1 gennaio 2016, con il recepimento della direttiva europea 2014/59/UE del 15 maggio 2014, si è data nel nostro Paese piena attuazione al cosiddetto “bail-in”.

In breve, con questa espressione, si intende che nel caso di dissesto di uno o più istituti bancari, le risorse necessarie a farvi fronte non potranno che essere quelle interne, nell’ordine, azionisti, obbligazionisti e, nei casi più gravi, i correntisti, per la parte eccedente la somma di 100mila euro, dato che sotto tale soglia i conti correnti risultano tutelati dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi.




Questa normativa si era resa necessaria dal momento che, con il previgente “bail-out”, nel corso della Crisi, molti Paesi avevano provveduto, attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche, al salvataggio degli istituti in difficoltà, determinando così l’esplosione dei rispettivi debiti pubblici, con evidenti ripercussioni sull’intera collettività.

Dunque, per essere più chiari, con l’introduzione del bail-in, l’obiettivo delle istituzioni europee era quello di colpire i diretti responsabili del dissesto, evitando in questo modo il riproporsi di comportamenti definiti di azzardo morale del tipo “Continuo ad effettuare operazioni azzardate, tanto, nel caso vadano male, sarà lo Stato a salvarci”.

È di questi giorni la notizia secondo la quale alcuni istituti di credito, tra cui il Banco Popolare, Ubi ed Unicredit, starebbero provvedendo, o avrebbero già provveduto, ad applicare aumenti di importo fino a 25 euro sui canoni annui dei conti correnti. La causa di tali aumenti sarebbe tesa a scaricare sulla collettività i costi connessi al salvataggio dei 4 famosi istituti di credito, Banca Marche, Banca Etruria, Carife e Carichieti, salvati l’indomani del recepimento della direttiva sul bail-in attraverso la creazione del “Fondo nazionale di risoluzione”.

La Banca d’Italia fa sapere che “sta osservando con attenzione il comportamento di alcune banche nel ribaltare sulla clientela dei depositanti e dei correntisti i costi sostenuti per effetto delle crisi bancarie”. Le norme vigenti, infatti, seppur prevedano la possibilità da parte di una banca di variare le condizioni contrattuali su depositi e conti corrente, disciplinano che ciò debba derivare da giustificato motivo e seguendo una procedura trasparente, allo scopo di informare i correntisti e dar loro la possibilità, nel caso lo ritengano opportuno, di recedere dal contratto.

Se Bankitalia dovesse ravvisare tali irregolarità, avremmo assistito ad un ritorno velato al bail-out, con i cittadini ancora una volta costretti a pagare per colpe non proprie.

Ma non eravamo passati al bail-in per evitare il riproporsi di tali conseguenze?

E voi? Avete ricevuto un avviso di aumento del vostro canone annuo? Prestate molta attenzione alle future comunicazioni, valutate e, nel caso doveste trovarlo opportuno, cambiate banca.