Bank of England, ecco il piano anti-Brexit.

da | Ago 4, 2016 | Politica economica, Tutto Su Brexit | 0 commenti

Mark Carney-Governatore della Bank of England

Mark Carney – Governatore della Bank of England

Con l’articolo “Bank of England, taglio dei tassi rimandato“, ci eravamo dati appuntamento ad agosto per conoscere quali misure avrebbe intrapreso la Bank of England a seguito della vittoria del fronte dei “leave” nel referendum sulla Brexit. Questo rinvio era scaturito dall’esigenza da parte del Monetary Policy Committee, dopo il nulla di fatto di luglio, di prendersi ulteriore tempo per meglio studiare i correttivi da applicare.

Agosto è arrivato e il board, presieduto dal Governatore Mark Carney, nella giornata di oggi si è riunito optando all’unanimità, e per la prima volta in sette anni, per il previsto taglio dei tassi di interesse di 25 punti base, dallo 0.50% allo 0.25%.

Meno previsto, invece, il piano di stimolo monetario per complessivi 170 miliardi di sterline (223 miliardi di dollari) così distribuito:

  • 60 miliardi per l’acquisto di titoli pubblici per i prossimi 6 mesi.
  • 10 miliardi per l’acquisto di obbligazioni di imprese private “che realizzano un contributo materiale all’economia del Regno Unito” per i prossimi 18 mesi.
  • 100 miliardi per un programma di prestiti alle banche, in grado di compensare gli effetti devianti dell’abbassamento dei tassi, inducendole a trasferire le misure appena varate ai consumatori.

Tali decisioni si sono rese indispensabili dal momento che la Bank of England ha tagliato le previsioni di crescita per i prossimi due anni dal +2.3% ad un modesto +0.8% per il 2017, ed un più incoraggiante +1.8% per il 2018, mentre, riguardo quest’anno, rimangono invariate al +2%, con un +0.1% per il trimestre in corso.




Inutile dire che il taglio alle prospettive di crescita del Regno Unito deriva dalla vittoria del “leave”, con investimenti e consumi quali principali fattori del crollo della domanda aggregata. La sterlina, che ha subìto nell’ultimo mese un pesante deprezzamento, ha reso più costose le importazioni alimentando le pressioni inflazionistiche, vista al 2.1% per il 2017 e al 2.4% per il 2018. Nell’idea della BoE non c’è però al momento la necessità di riportarla ad un livello prossimo al 2%, dato che ciò comporterebbe dei risvolti negativi dal punto di vista occupazionale.

Infine, seguendo l’ormai famoso claim “Whatever it takes”, parecchio in voga tra i banchieri centrali di questa epoca, Carney ha fatto intendere che, qualora ve ne fosse necessità, non è da escludere un ulteriore taglio dei tassi nei prossimi mesi ad un livello “close to, but a little above, zero”, presumibilmente allo 0.15%.

Staremo a vedere, intanto, per ora, a seguito delle decisioni descritte, si registra un ulteriore crollo della valuta britannica nei confronti di dollaro ed euro.

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