stresstest banche 2016

Il 29 luglio, l’EBA (Autorità bancaria europea) ha diffuso i dati sugli attesi stress test effettuati su un campione di 51 tra maggiori istituti bancari europei.

Il quadro che ne emerge è piuttosto soddisfacente, dato che, ad eccezione di Monte dei Paschi di Siena (scenario adverse: -2.33%), nessuna banca europea ha fatto registrare un valore Cet1 al di sotto del 5.5%, soglia minima per i precedenti stress test del 2014*.

Ma andiamo con ordine.

Cosa sono gli stress test?

Gli stress test possono essere equiparati agli esami clinici “sotto sforzo”. Si tratta di simulazioni che vengono condotte dall’EBA sui bilanci delle banche ipotizzando diversi scenari e valutando, in base ad essi, i risvolti che si otterrebbero sui loro bilanci. Gli istituti di credito, che al realizzarsi di tali scenari vedrebbero erodere il proprio patrimonio portandolo sotto le soglie di vigilanza fissate dalla BCE in termini di Cet1, devono attuare i dovuti accorgimenti in termini di aumenti di capitale allo scopo di riportarli entro i valori minimi imposti dalla vigilanza.

Gli scenari.

Nella redazione degli stress test sono stati considerati 2 tipologie di scenari in un orizzonte temporale di tre anni, uno cosiddetto “base”, ossia in linea con le previsioni della Commissione europea, un altro, cosiddetto “adverse”, il quale considera 4 tipologie di shock:

  • Repentina inversione dei premi di rischio globali in un contesto di scarsa liquidità del mercato secondario.
  • Debole redditività delle banche.
  • Aumento di debito pubblico e privato.
  • Preoccupante sviluppo dello shadow banking, ossia l’insieme degli scambi che consentono forme di finanziamento alternativi a quelle che si realizzano attraverso l’intervento degli enti creditizi.

Non è stato invece considerato lo scenario Brexit, dato che la fotografia è stata scattata al 31 dicembre 2015.




Cos’è il Cet1?

Cet1 sta per Common Equity Tier 1, e rappresenta uno degli indicatori usati per valutare la solidità patrimoniale di una banca. Il patrimonio di una banca può essere distinto in due classi (tier): una classe principale (Tier 1), composta dal capitale azionario e dalle riserve provenienti da utili non distribuiti al netto delle imposte, e da una classe supplementare, composta da ulteriori elementi.

Da quest’anno il Cet 1 ratio rappresenta il parametro principale per valutare la solidità di una banca, il quale è formato dal rapporto tra Cet1 e le attività ponderate per il rischio. Anziché attribuire un singolo indice valevole per tutte le banche, stavolta la Bce ha adottato un coefficiente patrimoniale minimo per ciascuna banca.

I risultati.

Dal grafico in alto è possibile valutare le performance fatte registrare dagli istituti di credito valutati. La migliore è nettamente la tedesca NRW.Bank (scenario base: 39.44%; scenario adverse: 35.40%), seguita a distanza dalle svedesi Swedbank e Svenska Handelsbanken, mentre il fanalino di coda, come ampiamente previsto, è Monte dei Paschi (scenario base: 12.04%; scenario adverse: -2.33%).

Facendo un confronto per Paese, si evince che il valore di Cet1 più alto è ad appannaggio della Francia (9.70%), seguito da Germania (9.46%), Spagna (8.60%), Gran Bretagna (8.50%), Italia (7.70%), Irlanda (7.50%) e Austria (7.40%). È chiaro che il valore dell’Italia sia nettamente influenzato dalle performance di MPS, così come quello tedesco sia “drogato” da NRW.Bank; al netto di essa, si può osservare che, come previsto, Deutsche Bank – banca di importanza sistemica per antonomasia – non se la passa benissimo (scenario avverso: 7.80%), e non se la passa benissimo neppure Commerzbank (scenario avverso: 7.41%), controllata dallo Stato per il 15% dopo il doppio salvataggio pubblico degli anni scorsi.

Irlanda e Austria sono i Paesi che più hanno sofferto questi stress test, la prima, per motivazioni simili all’Italia, ossia Npl (Non performing loan a.k.a. crediti in sofferenza), la seconda, i cui istituti furono già ripuliti nel 2014, per gli investimenti operati verso l’Europa orientale (Slovenia, Polonia), mal digerite dai governi populisti anti-mercato.




Le italiane?

Tralasciando il Monte dei Paschi di Siena, il cui risultato, come previsto, nello scenario “adverse” è ampiamente sottosoglia, gli altri maggiori istituti italiani escono da questi stress test con valori piuttosto buoni, superiori alla media UE.

La migliore risulta essere Intesa San Paolo, unica, tra le big, a far registrare un valore sopra alla soglia Srep (Supervisory review and evaluation process)**, Banco Popolare e Ubi si difendono molto bene, mentre l’unica a gettare qualche perplessità è Unicredit, date le dimensioni, banca di importanza sistemica, (scenario base: 11.57%; scenario adverse: 7.12%); seppur i suoi valori siano distanti dal 5.5% di cui discutevo all’inizio, evidentemente non lasciano tranquilli gli investitori che ieri hanno affossato il titolo in borsa (-9% circa).

Va detto che gli investitori spesso si sbagliano – o fanno finta di sbagliarsi? – penalizzando in maniera esagerata alcuni titoli rispetto ad altri, per settimane vi è stato un attacco frontale agli istituti di credito italiano – se vogliamo, uno stress test molto più attendibile di questo – a cui esse hanno saputo reggere. Certo, il nervo Npl resta scoperto, ma il Governo sta lavorando con i privati (Fondi Atlante 1 e 2) per porvi rimedio.

Oltre alle banche su citate, gli stress test hanno riguardato anche un’ottantina di altri istituti (una decina italiani), la cui diffusione dei dati non è però obbligatoria. Mediobanca si è affrettata a definire i suoi risultati ottimi.

Infine, gli stress test sono attendibili?

Gli stress test rappresentano un approccio molto teorico e dunque, probabilmente, poco rispondente alla realtà. Le ipotesi alla sua base, infatti, prevedono gli effetti sui bilanci degli istituti bancari di 3 anni di recessione senza che alcun correttivo venga applicato, ipotesi, dunque, assai remota e semplicistica, basti pensare che MPS ha già attuato un nuovo piano industriale – non considerato nel test – per superare le sue difficoltà patrimoniali e liberarsi dei crediti in sofferenza.

 

*questa volta la BCE non ha fissato un valore soglia.

** analisi riservata condotta dalla BCE sui rischi rilevanti a cui le banche sono esposte nei loro business e dei presidi messi in atto per controllarli. Valore soglia: 8.75%.