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Mario Draghi, Governatore della Banca Centrale Europea.

“We have a mandate to pursue price stability for the all of the Eurozone, and not only for Germany, this mandate is established by the Treaty, by the European Law, we obey the law, not the politicians, because we are independent as stated by the law.”

È stata questa la risposta che il governatore della BCE, Mario Draghi, ha fornito ai giornalisti che lo incalzavano sulle critiche piovute da Berlino riguardo le politiche dei bassi tassi inaugurate dall’Eurotower da oltre un anno e che, secondo il ministro delle finanze tedesco Schäuble, avrebbero contribuito all’ascesa dei partiti populisti in tutta Europa.

Una risposta impeccabile, che richiama allo Statuto, quello stesso statuto ritenuto inviolabile proprio dai tedeschi quando a farne richiesta di modifica è stato qualcun altro, come se il rispetto dei Trattati valesse solo per gli altri, mai per la Germania. Del resto, nel 2003, quando furono proprio i tedeschi a sforare il rapporto deficit/PIL del 3%, nessuna procedura di infrazione venne aperta.

Oltre a rivendicare l’assoluta indipendenza della BCE, Draghi ha poi sottolineato come tutte le più grandi Banche Centrali del mondo, dalla FED alla BoJ, abbiano intrapreso nel tempo eguali misure, aggiungendo, inoltre, che anche il suo predecessore Jean Claude Trichet, interpellato sulla vicenda, ha dichiarato che avrebbe attuato le medesime politiche espansive. Divertente poi la chiosa ancora su Schäuble: “Non intendeva dire quello che ha detto, o non ha detto quello che intendeva dire”.

Insomma, critiche spedite al mittente, la BCE va dritta per la propria strada, forte di un’indipendenza figlia, per altro, proprio del volere tedesco di una banca centrale costruita su immagine e somiglianza della Bundesbank, hard-nosed, ossia estremamente sensibile al tasso di inflazione, fissato dai Trattati ad un livello prossimo al 2%*.

Draghi, inoltre, ha rivendicato come negli ultimi 4 anni l’unica istituzione a sostenere la crescita sia stata proprio la BCE (una frecciata all’enorme surplus commerciale tedesco?) e, in ossequio a quanto recentemente sostenuto dal FMI (il mio articolo a riguardo “Crescita: la solita ricetta del FMI.”) ha tirato un po’ le orecchie ai Governi nazionali, complici di rallentare gli effetti positivi delle sue misure, a causa di riforme strutturali ancora lontane dall’essere completate e da politiche fiscali espansive insufficienti, per la verità, anche frutto dei vincoli imposti degli stessi Trattati.

Infine, il numero 1 della BCE ha dichiarato che occorre pazienza, che i tassi bassi continueranno anche dopo la fine del Quantitative easing, nei prossimi mesi, infatti, si aspetta che l’inflazione ritorni ad essere negativa e che il rischio geopolitico, su tutti il rischio Brexit, non è da sottovalutare ma che, ad ogni modo, la BCE utilizzerà tutti gli strumenti a propria disposizione per conseguire l’obiettivo del proprio mandato, riportare il tasso di inflazione ad un livello prossimo al 2%.

Riguardo invece il cosiddetto helicopter money, ipotesi che, dati gli scarsi risultati sinora raggiunti, stuzzica sempre più gli accademici – per chi non lo sapesse, attiene alla distribuzione di liquidità diretta ai cittadini superando così il ruolo da intermediari delle banche – Draghi si è trincerato dietro un “Non ne abbiamo mai discusso”. Si tratterebbe senza dubbio di un’ipotesi interessante, tanto per le modalità di una sua attuazione, quanto per la possibilità di implementarla nel rispetto dei vincoli legali ed istituzionali. Mi riservo in futuro di provare a scrivere qualcosa sull’argomento.

In sintesi, dunque, la BCE conferma tutte le misure annunciate lo scorso mese ( Il mio articolo sul tema: “Quantitative easing 2.0: Draghi perfeziona il bazooka.”), cogliendo l’occasione per approfondire la misura concernente gli acquisti di obbligazioni societarie che inizieranno, come già annunciato, in giugno. Le operazioni, condotte da sei banche centrali nazionali, tra cui la Banca d’Italia, sotto il coordinamento della BCE, riguarderanno titoli in euro emessi da società incorporate nell’Eurozona e si concretizzeranno sia sul mercato primario che secondario. Le obbligazioni bancarie e quelle di società la cui proprietà è riconducibile ad una banca, saranno escluse al fine di evitare qualsiasi conflitto di interesse – la BCE, ricordiamolo, svolge anche una funzione di vigilanza degli istituti – mentre sono incluse quelle relative a compagnie assicurative. I titoli, come si sapeva, dovranno avere un rating di almeno “BBB-“, quello definito investment grade, anche se, a differenza degli acquisti sui titoli di Stato, il cui rischio è per la quasi totalità a carico delle Banche centrali nazionali, esso sarà condiviso dall’intero Eurosistema. Riguardo le scadenze, le obbligazioni acquistabili dovranno avere una durata residua da sei mesi fino a 30 anni e la BCE potrà acquistare fino al 70% da ogni singola emissione. Infine, l’ammontare degli acquisti di obbligazioni è da ritenersi inclusivo agli 80 miliardi previsto dal Quantitative easing, e la BCE acquisterà tali obbligazioni in proporzione della capitalizzazione di mercato e non della quota di capitale della stessa BCE detenuta da ciascun Paese, dunque, non saranno le obbligazioni tedesche le maggiori beneficiarie di tali acquisti, come nel caso degli acquisti di titoli di Stato, ma quelle francesi, seguite a ruota dalle tedesche e, più distanti, quelle italiane e spagnole.

Come sempre, l’invito è a commentare e, perché no, condividere questo articolo nel caso lo abbiate trovato di vostro interesse.

 

* (Per chi volesse approfondire vi invito a cercare i problemi legati al mancato rispetto della coerenza temporale, descritti magistralmente dal modello Barro-Gordon, da cui nasce l’esigenza di credibilità che si esplica nell’accettazione di una regola matematica esterna che vincoli l’autorità monetaria. Es. Regola di Taylor).