Giuliano Poletti, Ministro del lavoro.

Sì, avete letto bene, il ministro del lavoro Giuliano Poletti è un idiota. Basterebbe guardare il suo titolo di studio per bollare la sua strampalata uscita contro i laureati italiani e contro il nostro sistema universitario come idiozia pura. Cosa potrà mai saperne un perito agrario di Università?

E’ evidente che, nella migliore delle ipotesi, in un’Università il ministro Poletti neppure ha mai messo piede, nella peggiore, ci avrà provato senza ottenere risultati. Ma poi, in un’economia dei servizi, un’economia nella quale l’incidenza dei primi due settori va via via diminuendo, quale apporto potrà mai dare un perito agrario? In questo caso, però, la colpa non è sua, i ministri, come sapete, vengono scelti, meglio, proposti dal Presidente del Consiglio e nominati dal Capo dello Stato, dunque, che Poletti ricopra la carica di ministro avendo un titolo di studio inferiore a tanti giovani italiani non è poi colpa sua.

Ma sarebbe troppo facile farne una questione di curriculum, la verità è che una persona può valere o non valere, al di là del titolo di studio. Ed è proprio per questo che il ministro Poletti è un idiota, vi spiego il perché.

Dire che un laureato con 97 a 21 anni vale più di un 110 e lode 28enne vuol dire screditare il sistema universitario italiano, vuol dire indirettamente che chi deve giudicare uno studente non è in grado di farlo, vuol dire che fare l’università con profitto non serve a nulla e che in fondo la laurea non è altro che uno stupido pezzo di carta che, solo in virtù della legalità del titolo, può aprire la porta per alcune professioni.

E’ probabile pensare che egli non si sbagli poi tanto, ma qualcuno dovrebbe spiegargli, dato che l’Università lui non l’ha fatta, che è colpa di questo e di tutti i governi che l’hanno preceduto se il sistema universitario italiano è diventato una barzelletta. Qualcuno dovrebbe spiegargli che tagliare selvaggiamente fondi alla ricerca ha portato le imprese a non credere più nell’effettiva capacità delle Università di formare giovani brillanti, che riformare in maniera sempre più stupida il nostro sistema scolastico non ha fatto che acuire tale problematica e che finanziare scuole paritarie, allo scopo di far prendere un pezzo di carta a qualche asino figlio di papà, ha svilito il valore del titolo di studio; qualcuno, poi, dovrebbe spiegare a quest’idiota che se l’Italia, a fronte del più grande patrimonio storico-culturale del mondo, spende in istruzione cifre rapportate al PIL molto inferiori rispetto alla media europea, è chiaro che si minano le possibilità di crescita futura del nostro Paese, quindi, non si sorprenda se, nonostante il suo “Jobs Act“, con il quale regala denaro pubblico alle imprese che assumono, continuiamo a crescere dello zero virgola, e mi auguro non si sorprenderà neppure quando quelle stesse imprese che hanno assunto gratis, nel momento in cui termineranno gli incentivi, ricominceranno a licenziare, dato che avranno impiegato laureati a bassa produttività facilmente sostituibili.

L’impressione è che il ministro Poletti abbia attuato la stessa strategia dell’ISIS, ossia sparare nella folla per innescare diatribe tra noi giovani laureati: l’intento pare quello di dividerci e, leggendo le discussioni nelle varie pagine Facebook di diversi quotidiani italiani, pare aver fatto centro. C’è chi ce l’ha col Ministro, chi invece gli dà ragione perché è riuscito a trovare un buon lavoro nonostante un voto non eccellente, chissà, magari grazie ad una laurea presso un’Università prestigiosa con la retta pagata dal papà, chi ritiene che in altre Università i voti si regalino e nella sua si debba sgobbare e via discorrendo, insomma, le solite discussioni che ci riportano al periodo delle superiori, periodo nel quale i liceali si sentivano scienziati rispetto agli studenti di istituti tecnici, figuriamoci  rispetto a quelli professionali. Trovo queste discussioni futili, poco interessanti, piuttosto mi interessa che un Paese come l’Italia (ri)metta al primo posto l’istruzione e la ricerca – i discorsi di Renzi sono molto belli, peccato che talvolta alcune scelte lascino a desiderare – che i nostri governanti capiscano quali sono le priorità, che vengano compiute scelte lungimiranti, non mi aspetto che chi studia venga aiutato come in qualsiasi Paese che si rispetti – certo, al posto di regalare 500 euro ai diciottenni qualcosa la si potrebbe pur fare – ma neppure che venga continuamente vessato, una volta siamo “choosy”, un’altra “bamboccioni”, come se volessero addossarci la responsabilità dei loro fallimenti.

Mi piacerebbe che il merito (ri)tornasse ad avere importanza, che se sei perito agrario non diventi ministro, neppure se vai a cena con le persone giuste, tipo Buzzi e i Casamonica, e che, anche se ci capita la sfortuna che venga nominato un incapace, egli pensi al modo di ridurre le imposte sul lavoro servendosi della spending review, perché in deficit siam buoni tutti, o che si preoccupi degli esodati, o di far in modo di abbassare l’età pensionabile per far posto ai giovani, evitando di dar consigli a chi, nonostante tutto, continua a credere che un futuro migliore è possibile, nonostante vitalizi e privilegi, nonostante corruzione e incapaci.

Un ultimo pensiero voglio dedicarlo al nostro Capo dello Stato, Sergio Mattarella, sebbene sia un uomo mite, mi piacerebbe prendesse una posizione netta nei confronti del ministro Poletti, da garante della Costituzione dovrebbe ricordargli che su di essa in fondo ha giurato, chissà se l’ha anche mai sfogliata.