Ogni anno la Banca Mondiale pubblica il rapporto “Doing Business”, attraverso il quale essa, analizzando la disciplina normativa e fiscale, e servendosi di 10 indicatori, analizza la facilità con la quale è possibile fare impresa in ben 189 Paesi, stilandone una graduatoria.

Probabilmente, quest’oggi, nei vari TG, avrete modo di ascoltare le dichiarazioni del viceministro dello sviluppo economico, Calenda, il quale ha sottolineato il balzo in avanti di ben undici posizioni compiuto quest’anno dal nostro Paese, dal 56esimo del 2015 al 45esimo attuale.

Anche “Il Sole 24 Ore” stamattina sottolinea tale passo in avanti ma il sottoscritto, raramente prende per buono tutto ciò che legge senza effettuare le dovute verifiche, così, accedendo al sito di tale rapporto, ho scoperto che l’Italia non ha guadagnato 11 posizioni, bensì ne ha persa una, dalla 44esima alla 45esima, subito alle spalle di Bielorussia, Belgio, Ungheria e Kazakistan, e prima di Montenegro, Cipro e Cile. I partner europei sono decisamente messi meglio, con la Germania al 15° posto, la Francia al 27°, la Spagna al 33°.

Vi chiederete, ma com’è possibile? Vi spiego subito. La Banca Mondiale ha modificato parzialmente la metodologia con la quale stila tale classifica, quindi, un confronto tra la graduatoria del 2015 e quella del 2016 è improponibile; come spesso ci spiegava la mia prof.ssa di Modelli per l’analisi statistica, non basta avere i dati, bisogna saperli leggere! O anche, in assenza di qualcuno che sappia farlo, è molto probabile che si venga raggirati, ed è forse quello che è accaduto in questa circostanza.

Osservando i singoli indici, sull’avvio di un’impresa, l’Italia ha perso due punti, dalla posizione 48 a quella 50, meglio comunque di Svizzera, Spagna e Germania. È peggiorata, invece, dal gradino 79 a quello 86, la facilità di ottenere un permesso di costruzione. Ancora, è peggiorata la posizione del Paese nella graduatoria relativa all’accesso al credito, dal numero 90 al 97 del mondo. L’Italia conferma invece la prima posizione assoluta per la facilità di portare avanti il commercio internazionale.

Detto questo, dal rapporto “Doing Business” emergono anche dati positivi: la Banca Mondiale infatti sottolinea due riforme volute dal Governo: la notifica telematica e obbligatoria degli atti che rende più facile far rispettare un contratto, e il Jobs Act. C’è anche spazio per alcuni suggerimenti: la Banca Mondiale ritiene che dimezzando i tempi dei procedimenti civili nelle corti italiane, la taglia media delle imprese aumenterebbe dell’8-12%.

La fotografia del mondo che emerge dal report conferma Singapore in testa alla classifica, seguito da Nuova Zelanda e Danimarca, mentre gli Stati Uniti restano al settimo posto. Ciò che invece sorprende è che alcuni Paesi percepiti in difficoltà, come Russia e Cina, vedono migliorare la propria classifica, sono infatti rispettivamente in 51esima ed 84esima posizione. Tra gli altri emergenti, il Brasile occupa il 16esimo posto mentre l’India il 130esimo.

Se avete curiosità di spulciare la classifica: Doing Business 2016.

Questo è invece il report dell’Italia: Ease of Doing Business in Italy.

 

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