Ho spesso criticato su queste pagine la soluzione austerity per la ripresa dell’Eurozona, del resto, sarebbe stato difficile dire il contrario di fronte al disastro greco. In realtà, gli stessi fautori del concetto di “austerità espansiva”, Alesina e Ardagna, il cui paper Large Changes in Fiscal Policy: Taxes versus Spending” veniva costantemente tirato in ballo dai politici europei per giustificare tali scelte, hanno finito per aggiustare un po’ il tiro.
Chiaramente la colpa non era degli economisti, quanto dei politici europei che presero quell’articolo e, tanti altri – il più celebre dei quali Growth in Time of Debt di Reinhart e Rogoff, viziato addirittura da stupidi errori sul foglio di calcolo Excel – come Bibbia.
Faccio questa premessa per sottolineare quanto sia assurdo pensare che una medicina sia adattabile a qualsiasi paziente (Paese), anche quando il male da curare possa sembrare, a primo acchito, simile, se non identico. Ogni Paese ha i suoi acciacchi, nella prescrizione il medico (BCE, FMI o chi per essi) avrebbe dovuto tener conto di essi.
Agendo un po’ a caso, però, capita che qualche volta ci si prende, è la cosiddetta “Legge dei grandi numeri”, e l’Irlanda sembra essere proprio l’eccezione che conferma la regola.
L’economia irlandese, dopo i pesanti sacrifici imposti dalla troika a seguito del salvataggio internazionale da ben 67.5 miliardi – su tutti la “Universal Social Charge”, un’imposta supplementare per i redditi superiori a 12mila euro – pare aver finalmente imboccato la strada della ripresa con le stime di crescita del PIL al 6.2% per quest’anno e al 4.3% per il 2016, un rapporto deficit/PIL stimato per quest’anno al 2.1% – dopo aver superato addirittura il 30% all’apice della crisi – una disoccupazione vista al 9.5% e addirittura prevista al 6.2% al 2021 e, un debito pubblico che dovrebbe attestarsi al 97% del PIL rispetto al 123% del 2013.
Come detto, questi dati appaiono eloquenti: l’austerity in Irlanda ha funzionato.
L’idea che mi sono fatto io è che più che l’austerity in sé abbia funzionato la capacità del governo irlandese di attrarre investimenti esteri – secondo Forbes, l’Irlanda è il miglior Paese al mondo dove investire – attraverso una tassazione così favorevole – ricordiamo, in UE manca un’unione fiscale, i Paesi europei finiscono per farsi concorrenza tra loro – da spingere alcuni colossi dell’informatica, Apple, Facebook, Twitter, LinkedIn etc., a spostare il proprio quartier generale europeo proprio in Irlanda, nel caso dell’azienda di Cupertino, a Cork. Questo escamotage, unito ad una forte stabilità politica – in Irlanda, ricordiamolo, governa dal 2011 una coalizione centrista formata dal partito Fine Gael e dai laburisti – hanno rappresentato i veri assi nella manica dell’economia irlandese. Che queste “risorse” abbiano permesso un maggior successo delle politiche di austerity non ci piove, ma, come spesso accade, non abbiamo la controprova, magari l’Irlanda si sarebbe ripresa comunque, chissà, persino più velocemente, senza il peso di politiche recessive.
L’ho scritto prima, i malati sono diversi, le patologie possono differire, così come sono diverse le loro risposte ai farmaci. La Grecia, per esempio, ha dovuto fare i conti per anni con governi che, al di là delle pesanti difficoltà, sono apparsi poco disposti ad eliminare alcuni privilegi, per dirne uno, quello ai potenti ed influenti armatori, la cui cancellazione avrebbe sicuramente giovato al popolo greco.

Al di là delle tante congetture fatte su cui ci sarebbe da discutere per giorni, su una cosa siamo tutti d’accordo: con l’austerità si potrà o meno risollevare un Paese, ma di certo non si vincono le elezioni. Il governo irlandese, per tali motivi, ha adesso intenzione di virare verso politiche fiscali espansive ritenendo, a rigor di logica, concluso il periodo dei sacrifici. Sono infatti previsti tagli per 600 milioni di euro, in particolare per la Universal Social Charge, che graverà sui redditi superiori ai 13mila euro, con la premessa di un’abolizione completa nei prossimi anni, aumenti per gli assegni familiari (5 euro al mese), tredicesime per i pensionati e nuovi incentivi fiscali per l’agricoltura, settore particolarmente in ripresa. L’unico aumento atterrà al costo delle sigarette, le quali aumenteranno di 0.50 euro a pacchetto, con un gettito fiscale stimato a 60 milioni di euro l’anno. Infine, il governo ha promesso per il prossimo anno un aumento della paga oraria da 8.65 a 9.15 euro, allo scopo di combattere l’idea secondo la quale l’azione di questo governo avrebbe incrementato le disparità sociali.

Insomma, i dati danno ragione al governo irlandese, alle prossime elezioni vedremo se l’opinione pubblica farà lo stesso.

Michael Noonan - Ministro delle finanze irlandese.

Michael Noonan – Ministro delle finanze irlandese.