Le nuove Seat Leon incriminate in dotazione a Polizia e Carabinieri.

Le nuove Seat Leon incriminate in dotazione a Polizia e Carabinieri.

Negli ultimi giorni tutti i media hanno dato gran risalto al cosiddetto “dieselgate” di Volkswagen, ossia allo scandalo emissioni che ha colpito il gruppo automobilistico tedesco. Cercando di approfondire la notizia, tra i tanti articoli letti, ha catturato la mia attenzione quello relativo alle possibili implicazioni di un appalto vinto lo scorso Maggio da Seat – anch’essa facente parte del gruppo VW – per la fornitura della sua Leon, motorizzata con il TDI 150 CV, finito nella lista dei propulsori incriminati, a polizia e carabinieri.
Volkswagen si era aggiudicata tale appalto battendo la concorrenza di Citroen, BMW e FCA (Fiat Chrysler Automobiles), in particolare, era stato il gruppo italo-americano con la sua Alfa Giulietta a dare maggior filo da torcere ai tedeschi, perdendo il confronto per soli 83 euro per vettura.
L’accordo, ricordiamo, prevede(va) la fornitura iniziale di 206 vetture, 100 destinate alla polizia e 106 ai carabinieri – ad oggi sono già stati raccolti 925 ordini, 475 pantere e 450 gazzelle – per una commessa finale di 4.000 macchine nei prossimi 3 anni, per un totale di 184 milioni di euro.

Ora, tralasciando inutili ragionamenti figlie del senno del poi – Volkswagen fino a qualche giorno fa godeva di una reputazione enorme, era impensabile prevedere uno scandalo di queste proporzioni – ciò che mi preme sottolineare è uno dei tanti paradossi che affligge l’Unione Europea: in nome della libera concorrenza, per 83 euro a vettura, siamo costretti a preferire alla possibilità di fornire il nostro apparato pubblico di vetture Alfa Romeo, uno dei marchi storici e simbolo dell’italianità, per giunta fabbricate in Italia – la Giulietta viene prodotta presso lo Stabilimento Fiat di Cassino a Piedimonte San Germano (FR) [Fonte Wikipedia] – delle vetture tedesche a marchio spagnolo prodotte vicino Barcellona, nello stabilimento di Martorell.

Non fraintendetemi, non sono un sostenitore dell’autarchia, tutt’altro, voglio solo dire che questa presunta apertura alla concorrenza non è altro che uno specchietto per le allodole e vi spiego il perché: nella realizzazione di un prodotto, il costo del lavoro ha un peso piuttosto elevato, FCA, scegliendo di realizzare un prodotto in Italia – il Paese nel quale, ricordiamolo, la tassazione sul lavoro è tra le più alte d’Europa – si accolla dei costi sicuramente superiori alla concorrenza e, in virtù di questa scelta, un prezzo finale che per forza di cosa sarà meno competitivo.
L’opinione pubblica ed i sindacati non hanno mai lesinato critiche a Marchionne e al suo operato, ma se il Governo è costretto a preferire un’auto tedesca, la cui produzione è esternalizzata in Spagna, ad un’auto italiana prodotta in Italia per 83 miseri euro, alla luce della differente tassazione vigente nei diversi Paesi, capirete che il dogma della concorrenza sbandierato a Bruxelles fa acqua da tutte le parti. E non va neppure dimenticato che, in virtù di decisioni simili, non solo perdiamo posti di lavoro, e quindi produzione industriale e PIL, ma il Governo, risparmiando 83 euro a vettura, magari ce ne rimette miliardi per finanziare lo strumento della Cassa Integrazione, di cui il gruppo Fiat ha spesso goduto in passato.

Insomma, si potrà davvero parlare di concorrenza nell’ottica di un vero vantaggio per noi consumatori solo dopo la creazione di un’unione fiscale che metterebbe tutti i concorrenti in una posizione di reale parità, oggi è soltanto un’enorme presa in giro che premia chi è furbo o chi può permettersi di esserlo, in quanto, al di là della retorica, restiamo ancora un agglomerato di Paesi che condividono una moneta e poco, pochissimo altro.