Ormai la ricetta è chiara a tutti: la scelta più agevole per rinvigorire un’economia in difficoltà è quella di abbassare i tassi. Si è adeguata anche la Banca centrale norvegese che 2 giorni fa, un po’ a sorpresa, ha abbassato il tasso di riferimento di 25 punti base raggiungendo così il minimo storico dello 0,75. Immediata la reazione della corona norvegese che ha fatto registrare una svalutazione del 3% sull’euro e il minimo storico nei confronti del dollaro.
Il governatore Øystein Olsen non ha inoltre  escluso ulteriori tagli futuri che potrebbero portare i tassi norvegesi su territori negativi. Per la verità il tasso sulle riserve è già stato portato a -0,25%.
L’obiettivo non è difficile da comprendere: bisogna ritornare ad investire dopo che la stessa Banca Centrale norvegese aveva tagliato le stime di crescita del PIL per il 2016 dall’1,5% all’1,25%.
Le difficoltà norvegesi, secondo gli osservatori internazionali, deriverebbero dalla diminuzione del prezzo del petrolio degli ultimi mesi che sta determinando pesanti disinvestimenti in un settore, quale quello dell’industria petrolifera e del gas, che assolve un quinto dell’intero PIL del Paese scandinavo.
Dunque, a pochi giorni dal mancato innalzamento dei tassi americani e dall’annuncio di Draghi, dettosi pronto ad incrementare il suo quantitative easing se necessario, anche la Norvegia si adegua, e intanto la bolla cresce…

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Olsen Øystein - Norges Bank.