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Probabilmente non avranno avuto la stessa rilevanza mediatica del referendum di qualche mese fa ma ieri è andato in scena l’ennesimo atto della querelle greca. Ieri, infatti, si sono svolte le elezioni che hanno visto una nuova vittoria del leader di Syriza, Alexis Tsipras, il quale sarà chiamato a guidare la repubblica ellenica per i prossimi 4 anni.
E’ andato tutto secondo le previsioni: Tsipras, secondo i sondaggi, deteneva ancora il 35% dei consensi e il risultato elettorale raggiunto si è attestato proprio su quelle cifre (35.5%), ossia 145 seggi sui 300 disponibili.
Dunque, detto di Syriza che si conferma primo partito, è Nuova Democrazia il secondo partito, con il 28,1% dei voti e 75 seggi. I neofascisti di Alba Dorata sono il terzo partito con il 7% e 18 seggi. I comunisti di Kke si attestano al 5,6% con 15 seggi, To Potami all’4,09% con 11 seggi. I Greci indipendenti di Panos Kammensos ottengono il 3,69% con 10 seggi e l’Unione dei centristi il 3,43% con nove seggi.
Tale risultato permetterà al leader di Tsipras di ricostituire con i Greci Indipendenti la medesima maggioranza politica (145+10= 155 seggi), spogliata però dai dissidi interni che negli ultimi mesi l’avevano costretto alle dimissioni, consentendogli, salvo nuove intemperanze, un’azione di governo più solida e meno incline al compromesso.
Qualcuno si starà chiedendo come mai un leader che aveva disatteso così barbaramente il mandato affidatogli dagli elettori attraverso il risultato del referendum abbia comunque ottenuto un risultato molto simile a quello del Gennaio scorso (145 seggi contro 149), periodo nel quale Tsipras si diceva convinto di poter rovesciare il regime di austerity imposto dai tedeschi. Le motivazioni a mio avviso sono due: la prima, attiene alle tempistiche, la data del 20 Settembre, come scrissi nell’articolo “Tsipras si è dimesso”, era strategica; i primi risultati delle riforme “lacrime e sangue” imposte dal Memorandum ed accettate da Tsipras, si cominceranno a vedere in Ottobre, lecito dunque pensare che una posticipazione delle elezioni avrebbe inguaiato non poco la posizione del leader greco. La seconda motivazione, invece, a mio avviso, può essere rintracciata in una mancanza di alternativa, non scordiamo infatti che all’opposizione vi sono ancora alcuni dei principali responsabili della falsificazione dei dati macroeconomici che permisero l’ingresso del Paese ellenico in Europa.
Al netto di questa analisi, la scelta del popolo greco appare, dunque, meno campata in aria di quanto potesse sembrare, l’auspicio però, o, meglio, il mio auspicio, è che l’ex ministro delle finanze greco, Yanis Varoufakis, passi ai fatti e dia il via ad un nuovo movimento, come annunciato in un’intervista di qualche giorno fa a “Il Corriere della Sera”, affinché il sogno di un’Europa più democratica e solidale non rimanga lì chiuso in un cassetto.