Sì, proprio così, ancora un nulla di fatto. Anche stavolta la Federal Reserve ha deciso di lasciare invariato il costo del denaro al minimo storico dello 0-0.25%. Tale situazione permane da 6 anni, l’ultimo rialzo infatti avvenne nel Giugno del 2006, quando il costo del denaro fu portato dal 5 al 5.25%. Altri tempi, la Crisi non aveva ancora destabilizzato il mondo occidentale.
Si comincia però ad intravedere un primo spiraglio, stavolta, infatti, dei 10 governatori chiamati a decidere su tale decisione, uno ha votato contro, Jeffrey M. Lacker, il quale avrebbe preferito un rialzo di uno 0.25, non c’è stato dunque il solito plebiscito registratosi nelle ultime 5 votazioni. Ciò vuol dire che qualcosa si sta muovendo e probabilmente si muoverà nel corso delle ultime due riunioni previste da qui a fine anno.
I dati dell’economia americana appaiono infatti incoraggianti: le stime sulla crescita del PIL sono aumentate al 2.1% rispetto all’1.9 di giugno, le disoccupazione è vista in discesa dal 5.3 al 5% mentre il tasso di inflazione resta ancora distante dal 2% auspicato (1.4%). Per il 2016, invece, la Fed ha tagliato le stime sul PIL al 2.3% e il tasso di inflazione, seppur visto in crescita all’1.7%, non riuscirà a raggiungere il 2% neppure nel 2017, fermandosi all’1.9%.
Tutto questo cosa vuol dire? Vuol dire che seppur ottimista, la Fed vuol prendersi ancora del tempo per ponderare la propria decisione, le performance economiche della Cina continuano a destare preoccupazione, così come quelle dei mercati emergenti, dunque non si vuole rischiare una mossa avventata che vanificherebbe quanto di buono i dati ci stanno indicando, ossia che la ripresa è finalmente cominciata.
Come detto, gli operatori vedono un rialzo dei tassi per la fine di quest’anno, magari già dalla prossima riunione prevista per il 27-28 ottobre, come dichiarato da Janet Yellen, essa “resta una possibilità”, aggiungendo però che la politica monetaria statunitense continuerà ad essere accomodante anche dopo questo inevitabile passo.

Per chi volesse approfondire i rischi connessi a misure di politica monetaria espansiva eccessivamente durature, vi invito a leggere il seguente articolo:

Il quantitative easing non è la panacea.

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