Sfogliando “Il Sole 24 Ore” di ieri ho trovato particolarmente interessante un articolo relativo alla proposta di un nuovo strumento di investimento, a metà tra obbligazione ed azione, un BTP indicizzato al PIL.
L’innovativo BTp indicizzato al PIL avrebbe, da un lato, il pregio di conservare lo standard “risk free” dei titoli di Stato, ipotesi a mio avviso ancora vera per i Paesi industrializzati ma, nel contempo, consentirebbe di uscire dalla spirale dei tassi negativi dei titoli pubblici, effetto collaterale del “quantitative easing” di Draghi per i Paesi del nord Europa, Germania in primis. A questa analisi che condivido, aggiungo che un simile strumento porterebbe anche dei benefici ai Paesi dell’Europa del Sud, alcuni dei quali ancora alle prese con gli alti spread: infatti, esso potrebbe porre un freno al cosiddetto “effetto spiazzamento”, ossia a quella condizione nella quale gli investitori privati, attratti dagli alti tassi garantiti dal Tesoro, si rifugiano in essi minando così le possibilità di crescita del Paese. Per ottenere ciò, chiaramente, il Tesoro dovrebbe destinare quanto ottenuto da questo particolare BTp agli investimenti produttivi, solo così gli investitori potrebbero preferirlo agli altri strumenti tradizionali.
Insomma, si tratterebbe di una decisa scommessa degli operatori, pubblici e privati, sulla crescita del Paese, in quanto, i privati, al verificarsi di tale condizione, otterrebbero un maggior dividendo mentre, l’operatore pubblico, sarebbe ben lieto di pagare tale maggiorazione perché dalla crescita deriverebbe una riduzione del rapporto debito/PIL.
L’unico scoglio da superare sarebbe quello di rendere liquido questo nuovo titolo, ossia creare un mercato secondario efficiente al fine di garantire il disinvestimento dal titolo senza penalizzazioni, con un adeguato differenziale tra il prezzo in denaro e in lettera. Un’operazione del genere è già avvenuta con successo in occasione del BTp Italia, ultima innovazione del nostro Tesoro inaugurato nella primavera del 2012.
Il BTp potrebbe essere emesso all’asta, delegando così la creazione e la tenuta del mercato secondario alle banche oppure offerto attraverso una vendita “a rubinetto”, un po’ come avviene per i buoni postali; in quest’ultima circostanza, il nuovo strumento andrebbe venduto, al dettaglio o all’ingrosso, su richiesta, con il Tesoro impegnato a quotare un prezzo per il riacquisto.
Infine, una considerazione: agli occhi di un osservatore distratto il nuovo (ipotetico) BTp indicizzato al PIL potrebbe apparire come una copia del BTP ancorato all’inflazione, in quanto, in passato, alla crescita di un Paese veniva associata anche una crescita dell’inflazione. Oggi, però, stiamo assistendo a qualcosa di diverso: l’economia è in ripresa un po’ in tutta l’Eurozona ma l’inflazione continua a mantenersi bassa, nonostante il piano di quantitative easing di Draghi sia entrato in pieno regime da quasi sei mesi. In tale situazione, dunque, ci sarebbe spazio per entrambi gli strumenti, essi infatti non sarebbero succedanei, bensì complementari.