Italicum e porcellum gemelli eterozigoti?

da | Mag 8, 2015 | Politica economica | 0 commenti

Come avrete avuto modo di apprendere dai media, l’Italicum, dopo la firma del Presidente Mattarella, è ufficialmente la nostra nuova legge elettorale.

Dopo averne analizzato il funzionamento nell’articolo di ieri, premesso che una valutazione ex-ante di una legge elettorale non è mai facile, è opportuno ora osservare alcune criticità emerse dal dibattito politico e che potrebbero determinare una nuova bocciatura della Consulta, dopo quella che riguardò il Porcellum. Il condizionale è d’obbligo perché tra i giudici costituzionali allora c’era proprio l’attuale Capo dello Stato, chi, quindi, meglio di lui avrebbe potuto e, nel caso, dovuto sollevare dubbi?

Quello che si contesta alla nuova legge elettorale, così come era avvenuto con la sentenza n.1 del 2014 della Corte costituzionale per il Porcellum, è un premio di maggioranza, nello specifico nel caso si arrivi al ballottaggio, troppo elevato che minerebbe il principio della rappresentatività. Mi spiego: nel caso in cui si dovesse andare al ballottaggio, cosa altamente probabile visto che è difficile prevedere che un singolo partito riesca ad ottenere il 40% delle preferenze, i due partiti che avranno ottenuto il maggior numero dei voti si sfideranno e quello che prevarrà otterrà il medesimo premio, ossia 340 seggi, anche se dovesse ottenere soltanto un voto in più della controparte. Facciamo un esempio, se un partito alla prima tornata dovesse ottenere il 20%, quindi non il 40, sfiderebbe nel ballottaggio il partito giunto secondo con, per esempio, il 18%. A seguito del ballottaggio, a ciascuno dei due partiti basterebbe ottenere un voto in più della controparte per ottenere lo stesso premio che nella prima tornata sarebbe derivato dal 40% dei consensi. Non vi è dunque alcuna soglia da raggiungere, basta ottenere un voto più del partito avverso. Insomma, la rappresentatività parlamentare sarebbe altamente sproporzionata rispetto ai consensi ricevuti.

L’altro dubbio riguarda le preferenze. Riguardo questa circostanza, il passo avanti fatto dall’Italicum rispetto al Porcellum è importante, basti pensare che con la nuova legge gli unici candidati bloccati sono i capi-lista (nonostante la possibilità di candidarsi fino a 10 collegi faccia discutere) mentre con la legge elettorale confezionata dal senatore leghista Calderoli, si lasciava nelle mani dei partiti la scelta di tutti i nostri rappresentanti, in quanto ai cittadini era concesso esclusivamente di votare la coalizione o il partito, a seconda dei casi. Va però detto che, nel caso dell’Italicum, i candidati, ad eccezione del capo-lista, risulteranno scelti dal popolo soltanto se faranno parte del partito che otterrà il premio di maggioranza. Non si supererebbe quindi del tutto il meccanismo delle liste completamente bloccate dai partiti contestato dalla sentenza della Consulta su citata.

Dunque, il rischio che l’Italicum celi le medesime criticità che hanno contraddistinto il Porcellum, e che ciò potrebbe determinare una nuova bocciatura da parte della Consulta, è reale, così come suscita qualche perplessità il fatto che Mattarella abbia firmato una legge per i motivi sopra descritti non molto diversi da quella che pochi mesi fa aveva bocciato. Ci sarebbe poi da aggiungere che lo stesso Presidente della Repubblica è stato eletto da un Parlamento formatosi da una legge dichiarata incostituzionale da egli stesso, insomma, siamo di fronte all’ennesimo pasticcio tutto italiano.

Aldilà di tutto, ciò che reputo importante è aver superato, almeno per il momento, l’annosa questione legge elettorale, salutata per altro positivamente da tutti gli osservatori internazionali, è importante adesso che l’Esecutivo si concentri su temi più vicini ai cittadini, anche perché, come disse Mark Twain, “Se votare facesse qualche differenza non ce lo lascerebbero fare”.

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