Nella giornata del 20 febbraio il governo Renzi ha dato il via libera ai decreti attuativi relativi alla legge n. 183 del 10 dicembre 2014 concernenti la seconda tranche di riforme (La prima tranche, era rappresentata dal cosiddetto “decreto Poletti”, ossia il decreto legge n. 34 del 20 marzo 2014 convertito, con modificazioni, nella legge n.78 del 16 maggio 2014) in materia di diritto del lavoro in Italia, anche nota come “Job Acts”.

Sono 4 i decreti oggetto di questa seconda tranche:

  1. Licenziamenti. Si tratta dell’abolizione dell’obbligo di reintegro per i licenziamenti a meno che non si tratti di licenziamenti discriminatori (di cui si ha una tipizzazione all’articolo 15 dello Statuto dei lavoratori, quindi nei casi di affiliazione e attività sindacale, partecipazione a uno sciopero, discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso, handicap, di età o basata su orientamento sessuale o sulle convinzioni personali), nulli e/o intimati in forma orale. Per quanto concerne i licenziamenti disciplinari, la reintegra resta solo per i casi in cui in cui sia accertata l’”insussistenza del fatto materiale contestato”. Negli altri casi viene invece introdotta una tutela risarcitoria in misura pari a due mensilità lorde per ogni anno di servizio, con un minimo che va da un minimo di 4 ad un massimo di 24 mensilità. È opportuno ricordare che tali regole riguardano però soltanto i nuovi assunti (chi è precario sarà definito come nuovo assunto), dunque, non subiranno mutazioni i contratti di lavoro a tempo indeterminato già in essere, e saranno applicate anche alle piccole imprese, ai sindacati e ai partiti politici.
  2. Ammortizzatori. Si procede ad un riordino degli ammortizzatori sociali. Viene così introdotta la Naspi (Nuova assicurazione sociale per l’impiego), a sostituzione delle attuali Aspi e Mini Aspi, per chi resta disoccupato dal 1° Maggio, la quale sarà calcolata sulla retribuzione degli ultimi 4 anni di impiego, anche non continuativo, rapportati alle settimane contributive e moltiplicati per un coefficiente. La durata della prestazione è pari ad un numero di settimane corrispondente alla metà delle settimane contributive degli ultimi 4 anni di lavoro. Inoltre, viene introdotta in via sperimentale l’Asdi (assegno di disoccupazione) che verrà riconosciuto a chi, scaduta la Naspi, non avrà ancora trovato impiego, e la Dis-Col (Disoccupazione per i collaboratori) per i co.co.co iscritti alla Gestione separata Inps.
  3. Contratti e mansioni. Si procede al riordino e alla semplificazione delle tipologie contrattuali. Addio quindi ai co.co.pro. (collaboratori a progetto), agli associati in partecipazione con apporto di lavoro e al job sharing. Dal 1° Gennaio 2016 a buona parte dei rapporti di collaborazione saranno applicate le norme del lavoro subordinato. Restano salve le collaborazioni regolamentate da accordi collettivi, il contratto a tempo determinato, il contratto di somministrazione, nel cui ambito si estende lo staff leasing, il contratto a chiamata, i voucher (elevabili fino a 7.000 euro) e l’apprendistato. Infine, vi è la possibilità di cambiare le mansioni del dipendente in presenza di processi di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale.
  4. Tempi di viti e lavoro. Vengono inserite nuove misure a sostegno delle cure parentali e a tutela della maternità. Aumenta infatti la flessibilità del congedo obbligatorio di maternità in casi particolari quali il parto prematuro o di ricovero del neonato. È previsto inoltre un’estensione massima dell’arco temporale di fruibilità del congedo parentale dagli attuali 8 anni di vita del bambino a 12. Nel contempo, i congedi di paternità vengono estesi dai soli dipendenti a tutte le categorie di lavoratori. Arrivano poi incentivi per i datori di lavoro che fanno ricorso al telelavoro e viene, infine, introdotto un congedo, con annessi percorsi di protezione certificati, per le donne vittime di violenza di genere.

L’obiettivo di questa complessa e ambiziosa riforma è quello di rendere più chiare e più certe, oltre che meno costose, le procedure di risoluzione dei rapporti di lavoro, andando, però, nel contempo, ad incoraggiare nuove assunzioni a tempo indeterminato attraverso il nuovo contratto a “tutele crescenti”, meno costoso per le imprese rispetto a forme di lavoro a tempo determinato. Insomma, siamo di fronte ad un contratto a tempo indeterminato meno indeterminato rispetto al passato, in quanto spogliato di alcune criticità che lo ingessavano, ma meno precario. Oltre a ciò, vi è un tentativo, seppur non ancora sufficiente, di estensione del bacino degli ammortizzatori sociali con l’auspicio che in futuro si riesca a trovare i fondi necessari da renderlo davvero universale, passando così da una logica di “sostegno al reddito per chi un posto del lavoro ce l’ha già” ad una, più logica, di “sostegno a chi un lavoro non ce l’ha”.

Il 2015, a detta del nostro Premier, sarà l’anno in cui verrà messa mano al pubblico impiego, i fatti che hanno visto protagonisti i vigili di Roma sono aberranti ed inaccettabili, è quindi opportuno che vengano (ri)stabilite logiche di mercato anche in questo settore.